I Medici: una serie per affacciarsi al mercato internazionale

Nel cuore dell’inverno è giunta all’epilogo la trilogia de I Medici, coproduzione internazionale guidata dalla Rai e Lux Vide e pensata per il mercato seriale internazionale. Il progetto ha avuto inizio nel 2016 con la messa in onda della prima stagione, che si impostava sul format degli otto episodi (poi reiterato nelle due successive) sostenuto da un cast e registi internazionali.

Se la prima stagione era incentrata sulla figura di Cosimo de’ Medici (colui che gli storici riconoscono come pater patriae, interpretato da Richard Madden), un personaggio sì importante per aver contribuito ad avviare il fenomeno dell’Umanesimo fiorentino associandolo al mecenatismo delle arti, ma mai così influente nella storia come il nipote Lorenzo detto “il Magnifico”, la cui parabola di gloria viene tracciata – con una resa sorprendentemente “umana” – piena di luci e ombre fra la seconda e la terza stagione.

Un progetto ambizioso

Più volte si è discusso dell’ambizione di questo progetto. La cura nei costumi – come ogni serie storica richiede – e nella ricostruzione degli ambienti (tutte location sparse tra la Toscana e alcune regioni del centro Italia), la verosimiglianza storica, la ricchezza incomparabile delle opere artistiche di Agnolo Poliziano, Sandro Botticelli, Verrocchio, dei giovani Leonardo da Vinci, Michelangelo e Machiavelli, i monumenti, la città stessa di Firenze con le sua signoria: tutto converge per rendere questa trilogia il perfetto prodotto da esportazione.

Non sono mancate però critiche, anche le più autorevoli, scagliate contro la serie nel suo complesso; una serie di giudizi negativi in realtà nata da una profonda incomprensione: pretendere che una fiction debba trasmettere gli stessi messaggi e contenuti di un docufilm, sforzandosi invano di controllare l’esattezza degli avvenimenti, l’aderenza storica o lo stile della lingua… in definitiva, le leggi della finzione non giustificano mai la realtà.

I personaggi

Superate queste incomprensioni, ecco che emergono tutte le qualità del prodotto targato Rai – Lux Vide: l’acclarata bravura di Richard Madden nei panni di Cosimo, con il suo mecenatismo nei confronti di artisti emergenti (da Brunelleschi per la cupola del Duomo a Donatello) e la sua scaltrezza di leader di una famiglia che stava tessendo le sorti – più o meno deliberatamente – della penisola (si pensi allo scontro con Rinaldo Albizzi, interpretato da Lex Shrapnel, sulla spinosa questione dell’usura e del governo di Firenze), il grande spazio dedicato alle questioni politiche, ai complotti, alle truffe, ai tradimenti, agli amori e alle lotte per il potere. E, ancora, la cura attenta nella costruzione delle scenografie e degli allestimenti e nell’arricchirla con un’originale colonna sonora, composta dall’italiano Paolo Buonvino, davvero capace di sottolineare ed esaltare il dramma degli eventi assieme alle emozioni dei personaggi.

Non va dimenticata, inoltre, la caratterizzazione molto umana dei personaggi, che ha consentito di superare la “rigidità” in cui spesso vengono ingabbiate certe figure storiche, tramutandola in empatia per le loro vicende e sentimenti: a proposito, va ricordato il percorso di crescita mostrato da Daniel Sharman e Synnove Karlsen, rispettivamente il Magnifico e sua moglie Clarice Orsini, forti della capacità di sublimare l’ennesimo matrimonio d’interesse in un amore dedito a far fiorire Firenze ed il Rinascimento delle arti e della cultura, veri fulcri dell’intera trilogia.

Il potere in mano (anche) alle donne

Infine, nella squadra del cast internazionale, nel quale spiccano pure alcuni attori italiani come Alessandro Preziosi, Neri Marcorè, Guido Caprino, Matteo Martari, Raoul Bova e Francesco Montanari, è da sottolineare l’importanza assegnata alla rappresentazione della donna, solitamente relegata ad essere comprimaria del protagonista maschile di turno. È anche per questo elemento che l’intera produzione tende ad allinearsi ad altri progetti di serie straniere, in cui finalmente l’eroismo, la scaltrezza e la capacità politica non vengono rappresentate come qualità ad esclusivo appannaggio del genere maschile; anzi, in un crescendo d’intensità che culmina nell’ultima stagione, spesso queste qualità vengono incarnate solamente dai personaggi femminili sulla scena: si ricordi, ad esempio, Contessina de’ Bardi moglie di Cosimo de’Medici (interpretata da Annabel Scholey) che irrompe in sella di un cavallo per bloccare una votazione che avrebbe non soltanto condannato il marito ma, soprattutto, le sorti di tutta Firenze.

O, ancora, Lucrezia Tornabuoni (impersonata da Sarah Parish) che, tra la fine della seconda e la prima metà della terza, cerca – anche forzatamente – di portare il figlio Lorenzo ad elaborare il lutto per la morte del fratello Giuliano nella Congiura dei Pazzi – vero climax della seconda stagione – al fine di garantire il potere a Firenze e la pace nella penisola oppure l’interessante Caterina Sforza Riario (nei panni dell’attrice Rose Williams), che incarna l’ideale della donna protagonista della Storia: vero è che il suo personaggio è quello che forse paga di più la trasposizione per la scrittura televisiva. Pur discostandosi fortemente dai reali accadimenti storici, permane lo stesso la sua rappresentazione quale donna che ben conosce i meccanismi e le trappole della politica ed è consapevole di non aver bisogno del cognome del marito (o di lui stesso) per governare.

Quali sono, quindi, i meriti de I Medici?

Dunque, nonostante alcune inesattezze storiche e particolari libertà nella scrittura, la fiction de I Medici ha avuto un grande merito: attraverso una rappresentazione godibile e per molti tratti avvincente per il grande pubblico, la trilogia medicea non solo ha ridefinito il panorama della serialità televisiva italiana con ambizioni per il mercato internazionale ma, soprattutto, ha fatto riscoprire quel giusto orgoglio tanto per la Firenze di Lorenzo il Magnifico quanto per l’Italia del XV secolo, vere radici da cui attingere oggigiorno.

Questo articolo è stato scritto da...

Giacomo Giuri

Collaboratore

Un bradiposo abitante della nostra bradiposa giungla. Ovviamente, è una bestia da tastiera come tutti noi!