Il controllo dell’uomo sulla realtà si estende solo su ciò che riesce a esperire. Laddove arriva il suo sguardo e le sue mani faticano a toccare e imprimere una forza, si traccia il confine con l’ignoto. Ma l’uomo è cocciuto almeno tanto quanto è curioso. Dalla necessità di gettare luce sull’ineffabile, di spiegare l’incomprensibile, prende vita il dominio divino.

I racconti e le descrizioni della sfera eterea e ctonia sono diventati salienti al punto da prendere forma in un vero e proprio genere in letteratura e musica prima e, con il fiorire della civiltà post-industriale, sul grande e piccolo schermo. Per secoli, il canone fieramente monolitico della tradizione è rimasto unico e indiscusso: argomenti, ambientazioni e attori in gioco seguivano un rigido protocollo formale. Non era condiviso distaccarsene. Negli ultimi decenni, tuttavia, complici un diffuso cambiamento nell’attitudine verso il sacro e la sperimentazione di nuovi gusti del consumo, stiamo osservando la corrente invertire il suo flusso.

Il rapporto con il divino

Con la nascita del pensiero scientifico volto alla codificazione della realtà mediante scienze esatte, la razionalità umana acquista un notevole peso. Siamo a un punto di svolta: alla luce del potere acquisito dall’individuo, risulta difficile concepirlo come il prodotto di un’entità e un volere superiori. Semmai, si fa strada l’idea che l’esistenza del divino abbia origine dall’intelletto umano. I ruoli di Creatore e creatura si invertono. L’uomo dà la vita alla divinità attraverso il suo pensiero ed è sempre grazie al pensiero che essa continua a esistere. Dimenticare conduce a morte certa.

Una prospettiva interessante, questa, ripresa da American Gods (2017), serie statunitense basata sull’omonimo romanzo di Neil Gaiman. Gli Antichi Dei delle religioni storiche di centenaria tradizione sono in bilico sull’orlo del baratro. Nuove divinità stanno sorgendo: incarnano aspetti del mondo contemporaneo potenzialmente distruttivi come tecnologia, media e denaro e sembrano voler appendere al chiodo i loro predecessori. Il rapporto tra umanità e Dei acquisisce lineamenti di morbosa dipendenza, solo non nel verso che ci si attenderebbe. Nell’ordine di idee che solo venendo venerato può mantenere una forma (materiale o astratta), il divino ha più che mai bisogno di fedeli. Purtroppo, però, questi che un tempo donavano la loro devozione al pantheon tradizionale ora hanno nuovi idoli da adorare.

La scomparsa delle dicotomie

All’interno delle narrative mitologiche, la funzione educativa e catartica veniva ricoperta per lo più dalla eterna battaglia tra bene e male. Le due fazioni opposte erano rigidamente definite, statiche e, naturalmente, caratterizzate da punti di vista e fini antitetici. Era chiaro come virtù socialmente accettabili venissero incorporate dalla parte vincitrice, mentre vizi e difetti da punire costituissero l’essenza della parte lesa. In altre circostanze, il male incarna le stesse virtù del bene, anche se esasperate e portate all’eccesso. Oppure, possiamo trovarci dinnanzi a vere e proprie elusioni delle dicotomie, in favore anzi della specularità di due componenti non più all’opposto, ma che si rimandano a vicenda.

Con un abile gioco di richiami, quindi, è possibile costruire il calco critico di una comunità religiosa camuffandola dalla sua controparte. Nel caso de Le terrificanti avventure di Sabrina (2018), una buona parte della ritualità in atto, la struttura gerarchica del clero e il suo atteggiamento conservatore e anti-secolare celano una stretta corrispondenza tra la Chiesa della Notte e quella della Luce. A uno sguardo indagatore, nei limiti e nei difetti del gruppo di seguaci di Bafometto è possibile rintracciare quelli propri anche dei fedeli al Dio cristiano. La dicotomia bene/male fa strada alla presentazione di due archetipi che non sono altro che la coppia di facce della stessa medaglia.

”L’uomo propone, Dio dispone”

I piani del divino appartengono a una sfera di ordine superiore e fuggevole, al punto che la mente umana è incapace di connettervisi. Per questo motivo, a lungo è sembrato che il destino fosse riposto in mani altre, di cui ignote sono le intenzioni. Il percorso dell’individuo era tracciato a priori e ogni tentativo di staccarsene si rivelava vano. A partire dall’umanesimo rinascimentale, l’uomo torna a prendere possesso delle redini della propria vita, facendosi artefice della propria sorte. Ciò non segna, però, un punto fermo per le macchinazioni celesti. La prospettiva di una fine ineluttabile riempie il cuore di uno spavento che solo il gusto della risata è in grado di alleggerire.

Buona Apocalisse a tutti! nasce dagli sforzi congiunti di Terry Pratchett e Neil Gaiman e, a distanza di quasi trent’anni, riceve un adattamento televisivo che passa sotto il nome di Good Omens (2019). La fine di tutto è stata pianificata sin dai primi momenti della creazione e il giorno del giudizio si avvicina. Le schiere del firmamento fremono nell’attesa di scontrarsi con le armate infernali, entrambe le parti assaporano già la vittoria. Su tutto questo, all’umanità pare essere stata tolta qualsiasi voce in capitolo, anche se di mezzo c’è il mondo che chiama casa. Eppure, sulla Terra, esiste ancora qualcuno incapace di rinunciare a essa.

Questo articolo è stato scritto da...

Carlo Lucca

Autore

Non mi rimane più molto tempo. Se devo lasciare un messaggio che sia di monito a quanti verranno dopo di me, occorre ch’io sia svelto. Pensateci due volte prima di avvicinarvi alla terribile Salamandra, d’istinto prona a un senso dell’umorismo ermetico e bizzarro. Fuggite! Fatica a rendersi conto quanto le sue battute di squallido gusto non facciano effettivamente ridere a nessuno. Ma se solo dovesse riuscire a mettere le vostre zampette su di voi, possano gli Dei scamparvene…

SCAPPATE! Sento come se qualcosa si stesse avvicinand- *DAB*