“Lo sai che non cadrà mai più la neve”

La neve. È uno di quegli elementi che sono presenti in maniera trasversale in questo lungometraggio: è presente nel titolo, la sentiamo nominare con ricorrenza dai personaggi, ma a tutti gli effetti non compare mai, anche se sembra attesa. D’altronde sarebbe da considerare il titolo come un monito sul fatto che la neve possa definitivamente scomparire a causa del cambiamento climatico e che non ci resteranno altro che i ricordi di essa.
Tuttavia, più che sul fenomeno meteorologico in sé e su una possibile denuncia, il film sembra focalizzarsi su altri aspetti più soggettivi e introspettivi: la neve come elemento legato all’infanzia e alle emozioni che ci poteva suscitare e quindi da qui collegarsi ai ricordi del passato di ogni persona, ricordi che certe volte sono sedimentati nel subconscio della mente.

«La parola “neve” può assumere svariati significati ed evocare molteplici emozioni. Se da un lato può essere un elemento pervasivo e pericolo, dall’altro è fonte di sicurezza e conforto, una coperta che ci riporta alle favole dell’infanzia» così come affermato dagli stessi registi Małgorzata Szumowska e Michał Englert in riferimento al loro nuovo lavoro presentato in concorso alla 77 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il metafisico Never Gonna Snow Again.
Purtroppo, la neve sembra non essere uguale per tutti e questa è una cosa che sa bene il protagonista della storia, il giovane massaggiatore Zhenia (interpretato da un sorprendente Alec Utgoff, già noto per il ruolo del Dottor Alexei, personaggio della terza stagione di Stranger Things).
La sua neve è diversa da quella di tutti gli altri bambini e forse ora sa anche il perché.

C’era una volta, anzi c’è in un tempo presente un mondo ovattato e all’apparenza perfetto…

Un uomo cammina solo nel cuore della notte, emergendo dalla vegetazione, alle spalle una luce artificiale lo incornicia, dandogli un’aura mistica. Non lo si vede in volto, ma si percepisce che c’è qualcosa di speciale in lui, qualcosa di magico, che attira e inquieta. È con quest’immagine cominciano le vicende di Zhenia.
Reduce da quello che sembra essere un lungo viaggio, egli arriva in una non precisata città della Polonia con l’obiettivo di trovare un’abitazione, portandosi dietro come unico effetto personale il suo lettino per i massaggi. Il film dona quasi subito allo spettatore alcune pillole del passato del personaggio: si sa che è ucraino e che è nato in un paese vicino a Chernobyl, sette anni prima del noto disastro. Il resto, come si suole dire, è “storia”. Dove è stato prima, cosa gli sia successo, dove andrà, sono elementi poeticamente accennati o dipinti durante la proiezione e lasciati aperti a libera interpretazione.

Nonostante l’alone di mistero che aleggia attorno al protagonista, egli ben presto e inspiegabilmente si crea una notevole clientela in uno dei quartieri periferici più ricchi di questa città, guadagnandosi la fiducia di una cerchia bizzarra di personaggi che lo considerano un vero e proprio “salvatore”.
Salvatore da cosa? Dalla noia, solitudine, depressione, paura, sofferenza e qualsiasi negatività che colpisce e cresce nell’animo umano.

Il film porta lo spettatore a guardare il mondo esterno attraverso gli occhi del protagonista, che passa di porta in porta, ascoltando e interagendo con l’ipocrisia e la falsità che permea le mura di queste case di facciata così perfette ed immacolate, seppur tutte uguali, laccate come quelle casette che si trovano nelle bolle di vetro con la neve finta regalate a Natale.
Una gabbia dorata dove i personaggi “sopravvivono”, illudendosi di essere riusciti a fuggire dalle difficoltà che pur non li ha abbandonati. E questo dualismo è creato con una scenografia e una fotografia accuratamente dettagliate che si riflette nell’arredamento degli interni, uno specchio che mostra il vero stato d’animo di ogni inquilino: una casa in disordine per una donna che agogna l’ordine; un’abitazione ben arredata e calibrata di una proprietaria passionale, sempre pronta a infiammarsi; degli arredamenti spenti e grigi in netto contrasto con lo spumeggiante e forzato entusiasmo dell’uomo che ivi abita.
Queste e molte altre storie che il pubblico e il protagonista imparano a conoscere col tempo, pur restando sempre con un certo distacco emotivo, nonostante la profonda ricerca e curiosità che Zhenia esercita in tutti loro e che a loro volta essi esercitano su di lui.

…fino a scendere giù nel bosco del subconscio

Qui avviene la magia: le mani ferme e la rassicurante voce del protagonista - sempre pronto a donare alla macchina da presa un leonardesco sorriso - inducono i suoi clienti a entrare in una sorta di ipnosi e ad affrontare i loro ricordi e il loro tormento in una rappresentazione del subconscio dai tratti onirici e mitologici. Un connubio tra elementi vegetali (come la vegetazione di inizio film) ed elementi acquatici in cui ciascun personaggio rivede le sue più grandi paure e rimpianti.
Il linguaggio del corpo, estremamente enfatizzato durante la visione, assume una valenza mistica e Zhenia si trasforma in una sorta di stregone, sciamano, taumaturga e guaritore (mi ha ricordato le figure delle “benzedeira” e guaritrici spirituali del Sud America) che vuole assorbire e dissolvere le colpe delle altre persone, forse un modo prettamente umano per fuggire dai suoi demoni.

In conclusione

Never Gonna Snow Again è un film che si costruisce su più livelli, tocca il reale e il surreale e può essere letto da diversi punti di vista (è sembra essere anche la volontà dei registi: non focalizzarsi su un’unica posizione). Ogni inquadratura, ogni scena è studiata e realizzata nei minimi dettagli, creando una sequenza di quadri visivi e pittorici, che alternano momenti drammatici a momenti grotteschi.
Non è assolutamente perfetto, ma nel suo è qualcosa di unico, intimo e onirico e vale la pena di essere guardato. È uno di quei lavori che raccontano l’illusione e sommessamente tentano di trasmettere una serie di messaggi e quando termini la visione ti sembra strano, come essersi appena risvegliati da un sogno. E forse, chissà…ciascuno di noi ha incontrato o incontrerà nella propria vita una persona così sconosciuta e al contempo familiare come Zhenia, che resta solo per un istante, un istante che ci sembra magico e mai realmente accaduto.

Questo articolo è stato scritto da...

Elena Miatto

Autrice e Illustratrice

Da tempo vola con la testa fra le nuvole, trattenendosi saldamente con le zampe al terreno!
Lascia libera la fantasia, delineandone i contorni con una penna inchiostrata. Che cosa succederà della giornata?
Ancora non lo sa con certezza... l'importante è avere sempre a portata d'ala una buona tazza di caffè! Ah...e il sound giusto, come nei film!