Da poco più di trent’anni…

Come ogni 17 maggio, anche quest’anno si è tenuta la Giornata Internazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia. In questo giorno ma trent’anni fa, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha eliminato l’omosessualità dal DMS<, il manuale diagnostico e statistico delle malattie mentali.
Oltretutto, questa è una data significativa e fa, in qualche senso, da faro d’ingresso nel mese di giugno, il Pride Month, in quanto il 28 giugno è l’anniversario dei moti di Stonewall, molto importanti per la cultura e la visibilità della comunità LGBT.

Dove troviamo il sacro e il profano in tutto questo?

A questo proposito dobbiamo stabilire se, nella realtà in cui viviamo, è possibile trovare un analogo dei concetti di sacro e profano.
D’altronde, è vero che la società in cui viviamo hadelle precise aspettative per ogni individuo. Basandoci sull’apparenza di una persona, facciamo delle assunzioni sulle abitudini e sui gusti della stessa. Di conseguenza, se un individuo non manifesta i comportamenti attesi lo definiamo strano.

Queste previsioni, per quanto siano involontarie, spesso sono dettate dalla comunità stessa. Ad esempio, ci aspettiamo che a un maschio piaccia tenersi aggiornato sul calcio o che a una femmina interessino passatempi come il cucito. Questo perché la società ci impone precisi ruoli di genere: dal punto di vista sociale, ecco l’analogo del sacro cercato.

Il profano è al di fuori dalla normalità statistica

Si parla di normalità statistica per intendere la realtà dell’individuo eterosessuale, eteroromantico e cisgender. Cioè, la società si aspetta che una persona qualsiasi sia attratta dal sesso opposto a livello sessuale, possa sviluppare sentimenti per persone del sesso opposto e si senta a proprio agio nel genere biologico in cui è nata.
Ovviamente non funziona così, ma la società è comunque riuscita a formulare degli stereotipi per le persone che non rientrano nella normalità statistica. Ci sono, quindi, immagini convenzionali e opinioni generali basate sull’identità di genere o sull’orientamento sessuale delle persone LGBT.
Si tratta ovviamente di stereotipi, perché si discostano dalla verità, e possono riguardare l’apparenza fisica, la fedeltà o le abitudini sessuali. Possono anche nascere da una visione distorta data dai media. La dimensione dello stereotipo è, quindi, l’analogo sociale del profano.

Stereotipi di genere e falsi miti LGBT più diffusi

Un diffuso pregiudizio di genere associa la forza al maschio e la sensibilità alla femmina, anche se non è possibile dare una prova di quest’associazione. Oltretutto, queste relazioni possono comportare dinamiche di mascolinità tossica.
Normalmente, questo pregiudizio ci costringe a identificare una donna poco truccata o senza gonna come lesbica e un uomo sensibile come gay. Ovviamente, ci sono donne eterosessuali che non hanno mai messo una gonna o con un filo di trucco, così come rugbisti e sportivi gay.

Un altro stereotipo è pensare che, se un uomo usa parrucche o recita parti femminili, sia per forza gay. Può benissimo succedere, come nel caso di Guglielmo Scilla (a.k.a. Willwoosh, a destra nell’immagine), ma non è detto sia vero. Ad esempio, lo youtuber Gordon, al secolo Yuri Sterrore (a sinistra dell’immagine), è eterosessuale, anche se lo si vede spesso indossare parrucche e interpretare parti di ragazze.

“Ma è soltanto una fase…”

I pregiudizi prendono di mira anche la categoria dei bisessuali, catalogati come gli indecisi. In realtà, una persona bisessuale ha un orientamento sessuale decisamente definito, anche se va in due (o più) direzioni. “Oh, ma ti sei decis*” è la frase che si sente dire quando un bisessuale ha una relazione, anche se non si sceglie una sponda… si sceglie la persona.
E questo ci porta direttamente all’altro stereotipo più famoso sui bisessuali: i bisex sono infedeli. Anche questo è falso, in quanto essere bisessuale non vuol dire necessariamente essere poliamorosi.
Nonostante si parli di progresso, molte persone si ancorano a questi stereotipi e li riportano a loro volta. Quindi, molti non si informano sul grande ventaglio della sessualità e dell’identità di genere e continuano a stigmatizzare altre realtà, come per esempio quella dell’asessualità, la mancanza di desiderio sessuale. Spesso, infatti, è diffusa la convinzione che lo scopo della vita sia scopare… ops, gioco di parole (non) voluto.

Sacro e profano… nella società dell’odio

A trent’anni dalla rimozione dell’omosessualità dai disturbi mentali, la società rimane ancora molto arretrata. Oltre agli stereotipi, lo stigma sociale rimane alto, anche in alcuni dei paesi dove essere LGBT è legale. I casi di omobitransfobia sono sempre tantissimi ed è sconfortante vederne molti legati alla situazione sanitaria in corso.
Di recente, ha fatto scalpore la pioggia di insulti e minacce per Erika Mattina e Martina Tammaro, accusate anche di essere la causa del coronavirus. Questo puntare il dito contro chi appartiene alla comunità LGBT è, in qualche senso, un flashback e ricorda quanto accadeva già negli anni Ottanta, quando i gay venivano accusati di diffondere l’AIDS. Invece, l’Ungheria di Orban ci offre, fresca fresca di approvazione, una legge fortemente discriminatoria. Praticamente, sui documenti la dicitura sesso di nascita sostituirà genere o sesso, rendendo de facto illegale la riassegnazione di genere. È anche interessante notare che la proposta risale al 31 marzo, giornata internazionale della Visibilità Trans.

Parlando di Europa orientale, è anche opportuno evidenziare che la Russia impedisce, a livello legale, la distribuzione di propaganda LGBT e alcune repubbliche federate, come la Cecenia, attuano comportamenti particolarmente feroci verso i gay. Infine, la Polonia mostra con orgoglio le Strefa wolna od lgbt, cioè delle zone libere da LGBT.
Ovviamente, gli stati esteri hanno reagito con disapprovazione, ma ciò ci fa capire come sia importante informare su tali tematiche la comunità in cui viviamo. L’odio non è una soluzione ed è necessario capirlo, specie visto che le condizioni sanitarie impediranno lo svolgimento regolare delle celebrazioni del Pride Month.

Questo articolo è stato scritto da...

Marco Ravenna

Autore

Cresciuto a pane, Disney e sostenitore del motto "Ruolare, sempre, duro!", vengo da quella terra di nessuno al confine tra Liguria e Toscana. Modi sicuri per approcciarmi? Invitarmi a una maratona LOTR (edizione estesa, se ve lo steste chiedendo) con drinking challenge o, molto più semplicemente, parlare di fantasy o di matematica.

Il mio motto è Wit beyond measure is a man's greatest treasure, che normalmente completo con "o pleasure, vedete un po' voi". E no, niente P. Sherman, 42 Wallaby Way, Sydney!