Leggere ci rende più ricchi e ci dona gli strumenti giusti per affrontare con serenità e coraggio la vita. E chi può raccontarci meglio questa avventura di Michela Zin, direttore della Fondazione che organizza PordenoneLegge, uno dei festival dedicati alla letteratura più importanti in Italia? Un viaggio che si addentra nei retroscena di un festival che ha dovuto coniugare quest’anno la sua attività consueta con un’emergenza che ha colpito duramente il settore, a cura del nostro bradipo Giacomo Giuri.

20/10/2020


Ascolta "Episodio #1 - PordenoneLegge: intervista a Michela Zin" su Spreaker.


B: “Eccoci qua, ben trovati a tutti… siamo qui per questa chiacchierata bradipa, per Lo Stato Brado, con il Direttore di PordenoneLegge Michela Zin, a cui do un caloroso benvenuto!”

M: “Buonasera!”

B: “Buonasera Michela… direi una grande soddisfazione per questa edizione particolare e mi sento di dire coraggiosa, dato che ho vissuto anch’io sulla pelle, negli occhi tutta la felicità della gente di Pordenone durante quelle giornate… quindi, ancora complimenti… tanto poi te ne farò ancora!”

M: “Grazie, grazie… anche a noi sembra quasi incredibile averla realizzata perché è stata difficile nella sua genesi, fin da quando abbiamo dovuto decidere se farla o no e abbiamo avuto una fortuna incredibile di essere in una finestra temporale che ci ha aiutato sotto ogni punto di vista… quindi bene così! Forse il coraggio o la fortuna aiuta gli audaci… è nata sotto una buona stella e siamo stati fortunati”

B: “Bene, bene… beh, oltre la buona stella, vi sono venuti incontro alcuni strumenti digitali che, tanto criticati da alcuni, in queste situazioni sono tornati molto utili. E qui mi aggancerei alla prima domanda: PordenoneLegge ha lanciato in questa edizione particolare un programma digitale parallelo, che accompagnasse le dirette con gli autori presenti in loco. E la mia domanda è: benché il “programma digitale” del festival abbia riscontrato un certo successo, secondo te quanto e se il digitale ha influito – positivamente o negativamente - sull’effetto comunità di PordenoneLegge?”

M: “In questi vent’anni il festival si tiene in città e la condivisione era a “meno di un metro” e, la tensione accumulata nei mesi di lockdown, un po’ ci preoccupava visto che per anni ci siamo impegnati per portare migliaia di persone in città. Da lì abbiamo dovuto immaginare qualcosa che potesse essere online, qualcosa che non abbiamo quasi mai fatto, se non per qualche evento che abbiamo registrato e tenuto di scorta come archivio di personaggi che sapevamo sarebbero passati a PordenoneLegge forse non più per età o difficoltà di muoversi… quindi, il nostro archivio digitale ci serviva solo come memoria storica di presenze particolari che non avremmo più avuto. Abbiamo dovuto pensare all’online, che ha funzionato molto bene, facendo delle scelte che puntassero alla qualità e questo, forse, ci ha premiati. Altri festival magari vicino al momento del lockdown hanno fatto cose online molto più veloci sui social… noi abbiamo creato una “PordenoneLegge TV”, un palinsesto specifico, appoggiandoci ad un’azienda leader locale (Videe, ndA), che segue per la Rai tutte le trasmissioni legate al calcio, ai Gran Premi e collabora pure con Mediaset. Son abituati ad immagini di qualità e, fin dalla genesi, abbiamo pensato subito a loro e questa scelta ci ha premiato molto. Abbiamo dato alcuni numeri di questa iniziativa “a caldo” durante il festival, ma li ribadiremo in una conferenza stampa dedicata (3 novembre u.t., ndA) dopo averli lasciati decantare e studiati approfonditamente a fine festival e sono numeri molto importanti. Quindi, tornando alla domanda, quanto ha creato comunità: ci è stato riconosciuto, diffondendo un questionario sul nostro pubblico, l’importanza di aver voluto tenere gli eventi in presenza. Fortunatamente c’era la finestra per poterlo fare, pur con le limitazioni delle 200 persone nelle sedi chiuse…”

B: “E anzi, addirittura, sotto la buona sorte di alcuni allargamenti dell’ultimo minuto…”

M: “Sì, per fortuna all’ultimo minuto c’è stato un allargamento al teatro Verdi (da 800 posti) da parte della prefettura/questura a 360 posti, che non è mai 800… ma 160 persone in più accontentate è stata una soddisfazione, perché ci dispiaceva lasciarli fuori quando il teatro dava tutte le garanzie sulle distanze ecc. Abbiamo lavorato per fare la presenza perché ci tenevamo particolarmente che continuasse questo “effetto comunità”, anzi questo “affetto comunità”: una delle caratteristiche, infatti, di PordenoneLegge è sempre stato il senso di appartenenza dimostrato dalle persone o dal colore giallo istituzionale. In quelle giornate, non a caso, le persone e le botteghe si vestono con quel colore. È un segnale del “voglio esserci anch’io”, “ci tengo” al festival e mi piace averlo in città. Credo che non abbiamo perso l’affetto delle persone che hanno continuato a venire in presenza, ovviamente con tutto il rispetto dei protocolli e del buon senso; dall’altro abbiamo guadagnato in termini di visibilità rispetto alle persone che non potevano o non se la sentivano di venire Pordenone: anche tante persone della città hanno riconosciuto l’opportunità di seguire online e sono state più contente di seguire gli eventi in diretta da casa e, non dimentichiamolo, con maggiore serenità da parte loro. Abbiamo, inoltre, fatto un gran lavoro con la televisione, facendoci vedere in tutta Italia e dall’estero, stringendo accordi con gli Istituti italiani di cultura, con la possibilità di essere visti online da parte di qualcuno che magari, per anni, non poteva muoversi e raggiungere fisicamente Pordenone. Credo che abbiamo guadagnato ancora un po’ di comunità, con qualcuno che si è avvicinato a noi per la prima volta grazie all’online. Non abbiamo perso, anzi abbiamo consolidato una comunità e molti hanno applaudito al nostro coraggio e voglia di fare comunque il festival per restituire quello che la città ci ha sempre dato: un grande affetto.”

B: “Non si è voluto dunque relegare una determinata categoria di pubblico solo all’online, ma arricchire il festival con una sorta di “online 2.0”, nel senso che la piattaforma PordenoneLegge TV non era lì statica, ma riproduceva in diretta eventi che si tenevano in presenza”

M: “Esatto, inframezzata anche con immagini del nostro territorio perché immaginavamo che chi era lontano da qui e non sapeva com’è fatta Pordenone, vedendo solo le riprese dell’autore seduto di fronte al pubblico e potendo essere realizzate di fatto in qualsiasi altro posto, ci è sembrato giusto lasciare al pubblico un minimo di contesto. Ecco il motivo dell’inserimento di alcune immagini di Pordenone, del Friuli Venezia-Giulia per far vedere chi siamo e cosa abbiamo di bello intorno… una piccola realtà che comunque qualcosa di bello ha, tentando di far capire il progetto di sempre di PordenoneLegge, cioè far conoscere da un punto di vista di turistico la città e le potenzialità che può avere questa zona in alto a destra, sempre lontana dai circuiti turistici e dai grandi movimenti, ma che ha cose molto belle e curiose.”

B: “E va assolutamente riscoperta… anche se io sono un po’ di parte!”

M: “In realtà, quello che ci è successo (il lockdown), ci ha aiutato a rivalutare le zone vicine rispetto a quelle lontanissime… non serve fare migliaia di chilometri per trovare lo stesso senso di bellezza che troveresti quasi dietro casa, magari non visitando mai certi posti che avresti più a portata di mano. È stato un modo per riscoprire queste piccole chicche.”

B: “Quindi un festival come ponte con il territorio, ovviamente… una macchina, passami il termine, molto complessa e che non è da sola e qui mi aggancio alla seconda domanda: che ruolo ha il festival all’interno della produzione annuale di eventi/iniziative patrocinati, sostenuti dalla Fondazione PordenoneLegge? E come impatta questa produzione annuale sul festival?”

M: “PordenoneLegge è la punta di diamante, nel senso che è nato prima il festival e poi intorno una serie d’iniziative, quasi autogenerate attorno al festival… se dovessi dare una percentuale il festival fagocita un 70% del nostro lavoro… già adesso, appena finito il festival, stiamo già pianificando il 2021, con tempi di progettazione che possono essere lunghi. È ovvio che c’è un lavoro costante: PordenoneLegge è alla sua 21esima edizione, ma la Fondazione è nata nel 2013: nei primi anni, nella Camera di Commercio, ci dedicavamo anche al festival; da quando è nata la Fondazione tutto si è focalizzato soprattutto su di esso e su tutto ciò che vi ruota attorno, con delle iniziative e delle relazioni a corredo, una sorta di filiera di cosa è il libro. Da qui sono nati i corsi di scrittura creativa, i corsi di traduzione letteraria, i corsi per i bambini per imparare a scrivere, l’editoria con una serie di pubblicazioni legate alla poesia e ci siamo proposti come agenzia culturale. Abbiamo un’esperienza consolidata, sappiamo fare una certa cosa in un determinato modo che piace e che funziona, una sorta di pacchetto confezionato. Ci occupiamo un po’ di tutto, dal mettere in piedi il palinsesto all’ufficio stampa, dalla promozione al coordinamento, dall’ospitalità agli Angeli (i volontari del festival, nda). Sulla base di questa esperienza abbiamo deciso di proporci anche ad altri e sono nate delle collaborazioni: una delle più consolidate è il “Premio Hemingway” con il Comune di Lignano a giugno, dallo scorso anno un festival chiamato “Geografie” a Monfalcone (GO) città famosa per le sue navi e da qui abbiamo immaginato il tema della “lettura della terra” e del viaggio. Quest’anno è stata la seconda edizione ed è andata molto bene, in una finestra strettissima: finito PordenoneLegge la domenica, il mercoledì successivo abbiamo aperto “Geografie”.

B: “Eh, delle belle maratone!”

M: “Non è stato per nulla facile, però è ovvio che si fa… cerchiamo di portare la nostra professionalità acquisita anche a disposizione di altri. Fuori Regione facciamo anche altro: col Salone del Libro di Torino siamo partner per la poesia, abbiamo seguito Verona col premio “Scrivere per amore” fino all’anno scorso. E poi moltissime altre iniziative, magari più di nicchia: moltissimi concorsi, itinerari legati ai viaggi nei luoghi degli autori… siamo stati tra i primi a capire l’importanza di far raccontare agli autori il perché quel determinato luogo dove vivono, scrivono diviene parte dei loro testi all’interno dei libri. Quando si legge Mauro Corona ci si immagina le montagne di cui parla… ma se le vedi dal vivo e te le fai raccontare da lui e ti fai dire perché proprio quell’albero l’ha ispirato in quella maniera, provi un’esperienza diversa. Ahimè il lockdown non ci ha aiutato in questo, ma li abbiamo fatti digitali, creando dei video in cui gli autori raccontavamo questi loro percorsi ed ora sono disponibili su YouTube. Anche questo è un modo per cercare di avvicinare un altro tipo di pubblico, più legato al digitale, come i giovani. Cerchiamo di fare tutto ciò che ruota attorno al mondo del libro e dello scrivere, questa è la nostra missione”

B: “Poi mi sembra che recentemente siate tornati a Pordenone, in forma di collaborazione credo, con l’Art&Food?”

M: “Ah sì! Questa è stata una nuova iniziativa del Comune di Pordenone, molto ampia, legata al tema del cibo ed al famoso pittore locale “il Pordenone”, un po’ sottovalutato, ma recentemente rivalutato per fortuna. C’erano degli itinerari d’arte legati a lui e poi degli approfondimenti sui libri incentrati sul mondo del cibo e li abbiamo seguiti noi. Ne abbiamo proposti quattro ed è stato un bel approfondimento delle cose che magari durante il festival fai di meno, perché cerchi di avere un panorama un po’ più ampio, molto internazionale con ospiti stranieri. Qualche volta c’è il rischio, però, di perdere il legame con il territorio, quindi questa sezione di Art&Food ci ha dato una bella soddisfazione. E adesso a Pordenone, la prossima settimana ci sarà una fiera legata alla ripresa e al rilancio del territorio… ci hanno chiesto di curare una sezione dedicata ai libri ed alle case editrici (6) ed avremo una decina d’incontri per le prossime due fine settimana” (poi chiusa un weekend in anticipo causa Dpcm 26 ottobre u.t., nda).

B: “PordenoneLegge, secondo me, ha creato una bella onda lunga a maggior ragione da questa edizione così particolare. Vorrei appunto chiederti, rifacendomi ad alcune parole spese per definire il festival come “un vaccino contro la paura” che fa il paro con lo slogan ufficiale “un libro accorcia le distanze”. E qui arrivo alla domanda: in che termini valuti la cura, questo vaccino portato del festival sul territorio come indotto ecc?”

M: “La definizione del vaccino è stata utilizzata dal neo-Presidente, Michelangelo Agrusti, cavalcando intelligentemente il fattore Covid… quindi i concetti di cura, vaccino come sfera semantica stavano bene. Devo dire il vero che abbiamo provato un po’ tutti, in questo ultimo anno, un senso di incupimento… pure questa edizione del festival ha risentito di questa atmosfera, che non fa stare bene tutti quanti… è difficile che si vada a cantare in giro per le strade, magari lo si fa, ma con meno serenità di un anno fa…”

B: “Magari ci si ferma ai balconi, per poco tempo per fortuna… no comment!”

M: “Sì, grazie a Dio… guarda, ho un ricordo dello scorso marzo di quando ci siamo parlati con l’ex-Presidente (Pavan) e ci siamo detti che se ce lo lasciano fare, quello che potremo fare a PordenoneLegge lo faremo. Noi lo confermiamo ed abbiamo preso questa decisione senza sapere cosa sarebbe successo e quello che volevamo era dare un segnale: la cultura è crescita, economia, sviluppo, è nutrimento per lo spirito… quindi, non esserci, sarebbe stata una perdita per tutti… prima di tutto per noi, perché questo sappiamo fare e quindi che si fa? Si resta con le mani in mano aspettando il 2021? Non era nelle nostre corde… Beh, se non ci faranno fare in presenza, ci sarà l’online e qualcosa da dire ce l’abbiamo e la volgiamo dire. Quindi, organizzare il festival l’abbiamo sempre visto come un segnale di speranza, di venire fuori da questa cosa e che vogliamo crederci noi per primi e chissà che questa volontà ci aiuti… e forse la fortuna è stata anche questa: crederci talmente tanto, mettendo avanti a tutto in assoluto la sicurezza. Proprio le prime righe del nostro Protocollo di sicurezza le ho scritte a marzo, dopo che si era deciso di fare l’edizione 2020. Sì, ma come? Se online in un modo, se in presenza in un altro… abbiamo dovuto, inoltre, cercare di far quadrare il tutto. Una cosa che spesso può sfuggire: quando si monta una tensostruttura per 350 persone e ne fai entrare appena 150, i costi sono sempre gli stessi. I costi di questo anno sono stati gli stessi del 2019, cioè stessa spesa ma accontentando meno della metà delle persone. Allo stesso tempo dovendo investire di più sull’online, sulla sicurezza. È un impegno anche la quadratura dei costi, proponendo sempre un progetto serio e qualificato. Secondo me la cura è stata proprio dare un segnale di esserci, di volerci essere, di fiducia, di continuare ad aprire la mente… ad esempio avere degli ospiti che hanno parlato anche del Coronavirus si è allineato con la filosofia di PordenoneLegge che non ha mai avuto un tema fisso, ma ha sempre voluto guardare a cosa succede nel mondo, anche in termini di distacco da un’ansia su ciò che non è più così prevedibile (il futuro). È stato un vaccino contro quella tristezza che c’è ancora, per tutto quello che è successo, per la sofferenza della gente… anche qui in Friuli, seppur in misura minore, il Covid è arrivato e nessuno ha dimenticato ciò che è stato, ma bisogna pur sempre continuare a vivere… questo è stato il segnale che abbiamo voluto dare”

B: “Quindi cultura come reazione, nutrimento di uno spirito inevitabilmente ferito dalla vicenda pandemica abbastanza drammatica…”

M: “In effetti sì, se pensi a quello che sta succedendo adesso… tutti ci diciamo <<è giusto essere informati>>, quindi anche quella è cultura, i libri aiutano oppure leggere i giornali… siamo tutti alla ricerca di sapere di più: il nostro compito come festival era anche quello di portare qualcosa di diverso, di nuovo, le conoscenze di persone che per loro esperienza avevano qualcosa in più da dire rispetto a quello che avremmo sentito restando tra di noi. Prima hai accennato al territorio, ai nostri ristoranti, ai nostri locali… è ovvio che hanno avuto meno persone degli anni scorsi. Per primi noi avevamo portato 600 ospiti nell’edizione 2019, questo anno 200… quindi 400 persone in meno che hanno mangiato nei ristoranti e così meno entrate. Però qualcuno più corretto ci ha detto <>. Credo che la cura sia stato anche questo: i ristoratori venivano da una situazione drammatica, son stati chiusi per mesi con un’estate non facile… l’aver visto quel poco movimento in cinque giorni – certo, non i numeri degli altri anni – ma comunque un bel movimento, è stato un segnale che si può ripartire. Ora, ahimè, sono stati toccati duramente dai nuovi provvedimenti, ma almeno hanno avuto quella finestra per rivedere un po’ di gente, per riempire le camere degli alberghi visti gli eventi principali solo in città. È vero, in questa edizione, abbiamo fatto la scelta di portare alcuni eventi nei sette comuni, spostandoci dal centro città e anche questa è stata un’opportunità che PordenoneLegge ha lasciato nel territorio…”

B: “Un allargamento che è nato da una necessità trasformandola, secondo me, in un’opportunità… e non credo che molti altri festival abbiano voluto o potuto realizzare una cosa del genere”

M: “è vero, infatti lo hanno fatto in pochi… sai non è facile approntare tutto il coordinamento e la logistica fuori dal centro principale, specie se devi spostare 14 incontri in cinque giornate: significa decentrare temporaneamente una macchina organizzativa già ben rodata in Pordenone ed adattarla al meglio con le realtà dei nuovi comuni ospite, dando loro le nostre regole e noi sdoppiarci per seguire anche questi eventi. Proprio oggi abbiamo avuto un incontro conclusivo con i Sindaci per sentire loro su com’è andata e anche per loro è stata un’ottima esperienza, per cui credo che sarà una presenza che cercheremo di confermare anche il prossimo anno. Quindi queste due cose nuove nate col Covid, la parte online e l’apertura sul territorio, credo che sono state una cura pure per noi: abbiamo dovuto farle in emergenza ma, alla fine, ci hanno dato uno stimolo per il prossimo anno, che dovremo tenere assolutamente presente. Non possiamo tornare indietro su qualcosa che ha funzionato molto bene. Qualche volta non tutto vien per nuocere”

B: “E qui mi stai proprio dando il la per la domanda conclusiva, manco a farlo apposta…”

M: “Non me la ricordo, ma bene!”

B: “Come declinare quindi questa onda lunga positiva del festival anche in chiave edizione 2021?”

M: “Proprio oggi questo punto lo discutevo col Presidente: se malauguratamente fossimo nella condizione di quest’anno, siamo molto più pronti perché abbiamo già un modello testato; quest’anno abbiamo dovuto mettere tutto in piedi senza neanche capire noi se quel qualcosa stava funzionando, se le connessioni reggevano, se le traduzioni funzionavano visti i molti autori stranieri con eventi che andavano tradotti in contemporanea oppure ogni qualsivoglia complicazione che abbiamo dovuto risolvere. Detto questo, forti di questa esperienza, dovremmo avere una strada tutta in discesa. Se, invece, e lo speriamo tutti quanti, tornerà tutto come prima di questo maledetto 2020, sicuramente queste due esperienze le manterremo (l’online e l’apertura sul territorio), programmando meglio coi Sindaci, concordando con dei tempi più adeguati, dato che in questa edizione li abbiamo presi a luglio con appena un mese davanti per organizzarsi, ma comunque sono stati bravi e soprattutto disponibili ad accompagnarci in questa idea, perché contenti di avere un brand come PordenoneLegge che comunque tornava buono per i loro cittadini ed il loro territorio”

B: “Io credo che sia stato, per i sette comuni, quasi più un segno di riconoscimento piuttosto che un marchio… anche tornare un po’ di più alla ribalta. Per i sette comuni, ad esempio, c’è sì Casarsa che, oltre ad essere la patria di Pasolini cosa non da poco, adesso è stata reinglobata in un’altra realtà letteraria come PordenoneLegge”

M: “Sì, infatti erano tutti molto orgogliosi e contenti… come dicevo all’inizio, quel senso di appartenenza, che forse anche noi in passato abbiamo sempre declinato nell’idea di spostare gli eventi dalla città perché ovviamente l’idea originaria era di tenere questa festa solo all’interno di Pordenone centro. C’era questa voglia di essere a contatto con gli autori… quasi di <> in centro per passare. Quest’anno non si poteva fare. Gli autori sono stati i primi ad accettare di spostarsi: agli inizi si domandavano perché spostarsi fuori dal centro, lontani dalla festa… l’importante era, a maggior ragione in questa edizione, dare un servizio. Un teatro da 200 posti, che fosse a Pordenone od a Spilimbergo, sempre quelli erano i numeri. Magari di persone un po’ più interessate, perché spinte dalla curiosità di vedere come si svolgono queste cose di PordenoneLegge se non le avevano seguite già prima. Sul territorio rimarremo… la parte dell’online pure, magari più ridotta perché in questa edizione giocoforza dei 140 incontri noi ne abbiamo fatti 65 registrati, più un’altra decina su Zoom per le scuole. Anche con le scuole è stato un grande dolore per noi non poter avere gli incontri con gli studenti perché cominciavano esattamente col primo giorno di scuola in Friuli Venezia-Giulia. Mai come quest’anno abbiamo sentito la mancanza delle scuole: ci è dispiaciuto molto perché, di solito, nei primi giorni del festival c’era questa invasione di giovani dalle materne fino alle scuole superiori che riempivano i nostri spazi per seguire gli incontri e quest’anno hanno dovuto farlo online e speriamo che nel 2021 possano tornare. Ci stiamo già muovendo per fare una programmazione da aprile-maggio così da sapere cosa succederà su settembre, se per caso si dovrà fare solo l’online vi sarà già una modalità più concordata perché all’ultimo non sarebbe il massimo. Per dirti, quando il 15 settembre entravano in classe in quella stessa data noi avevamo degli eventi, dovendo lavorare per farlo capire agli insegnanti proprio poco prima di aprire la porta dell’aula senza sapere se effettivamente potevano andare in aula! È stata un’annata particolare, che c’ha lasciato una grande esperienza da usufruire nel 2021. Anche il solo fatto che tutti i 65 incontri sono online sul nostro canale YouTube rappresenta un’occasione per ognuno per rivederseli quando vuole, quando ha tempo… abbiamo anche la nostra radio, ove quasi tutti gli incontri sono stati registrati solo audio con la possibilità di riascoltarli quando si preferisce. Per me, ad esempio, questa è stata una scoperta perché io che non riesco a seguire neanche un incontro finalmente quando la gente mi dice <> e io dicevo <>, invece finalmente sono riuscita anch’io a farmi un’idea dall’inizio alla fine, perché di solito li vedo per tre minuti o apro e chiudo… credo sia un qualcosa che resterà per il 2021”

B: “Quindi proseguire, accompagnare questa cura di PordenoneLegge. Mi sembra sostanzialmente, per riassumere, voler mantenere per giusti criteri prudenziali il modello 2020, con la speranza che si possa accogliere e gestire molta più gente, tornando sugli standard – forse un po’ di più – che PordenoneLegge può sicuramente attrarre e meritare. Lo speriamo tutti, come per tutte le iniziative culturali, altri festival”

M: “Assolutamente sì, siamo tutti nella stessa situazione… una cosa da sottolineare, perché così credo d’aver detto tutto: quando l’anno scorso abbiamo fatto il ventennale, bisognava che ripercorressimo i numeri di PordenoneLegge perché avevamo avuto 600 autori e 365 giorni di iniziative collaterali e di nuovo cinque giorni di festival. Bene, l’abbiamo fatto per il ventennale… per il prossimo anno limiamo qualcosa. Poi è arrivato il Covid, che altro che limare, c’ha fatto togliere più di 2/3 della programmazione. Però c’ha insegnato che esiste sempre una via di mezzo, si può ridurre nei numeri, ma continuare a mantenere uno standard qualitativo alto, dei numeri più accettabili per cui le persone non devono diventare pazze per seguire gli incontri e noi di conseguenza. Credo che anche questo ci insegnerà a ridimensionare nei termini giusti, continuando ad offrire qualcosa di alta qualità ma limando qualcos’altro”

B: “Beh, penso allo stesso criterio della prenotazione, al di là per la campagna riservata agli Amici di PordenoneLegge che hanno la prenotazione prioritaria. Credo che comunque, se posso lanciare un consiglio, di tenere la regimentazione delle persone data dalla prenotazione, che adesso è vincolata dalle normative per ragioni di tracciamento ecc. Credo che, in una prospettiva futura, vada mantenuta anche per una questione di rispetto verso gli organizzatori e la comunità che ospita il festival”

M: “è vero, anche questo mi stavo scordando di dirti: pure il sistema della prenotazione è stata una fatica mostruosa. Noi non siamo una biglietteria, con un sistema di gestione dietro per l’assegnazione dei posti, per altro con sedi diverse e con numerazioni diverse. Noi abbiamo dovuto fare delle acrobazie mostruose, ma che effettivamente manterremo perché il pubblico è rimasto contento. Prima, pure gli Amici, sapevano che potevano entrare ma prima arrivavano e prima potevano scegliere il posto. Adesso sapevano che, una volta prenotato il posto quello era e quello restava, potendo arrivare anche all’ultimo minuto. Questa cosa il signor Covid c’ha costretto a fare, ma che certamente tornerà buona per il prossimo anno”

B: “Tra l’altro c’era un’opzione molto carina: dopo aver effettuato la propria prenotazione, c’era la possibilità di prenotare per un proprio amico od ospite. Credo poi fosse il massimo altrimenti si andava in overbooking!”

M: “Sì, cosa c’è dietro non ve lo sto neanche a dire… abbiamo avuto delle notti insonni con il terrore d’aver sbagliato qualcosa… non siamo una biglietteria, lo ribadisco, senza un sistema che desse la garanzia dei posti, ma adesso è arrivato un prodotto che funziona. Ed è una cosa che nel questionario da poco lanciato il pubblico ha molto apprezzato. Poi c’è stato anche chi si è dispiaciuto che non ci siano state le code, perché da sempre a PordenoneLegge erano momento di condivisione di interessi… ma negli ultimi anni le code son state sempre molto veloci”

B: “Se mi consenti una battuta: io odio le code!”

M: “Beh, considera che gli amanti delle code erano un numero ridotto nelle risposte al questionario… la maggioranza preferisce trovare il posto già assegnato perché siamo tutti ormai con ritmi molto frenetici. Poi comunque, se uno vuole chiacchierare, può farlo fuori almeno quando si potrà tornare a farlo normalmente. Così come è mancato molto, e ce l’hanno detto in tanti, il momento del firmacopie perché era un momento per avvicinarsi all’autore, per scambiarci una battuta o farsi un selfie. Quest’anno abbiamo fatto firmare le copie agli autori prima ma, ovviamente, la dedica non era possibile per via del contatto. Altra cosa che era sempre molto ricercata in presenza era la vendita del nostro merchandising, spostato online mettendo in piedi un sistema in quattro e quattr’otto. Anche questo resterà perché, anche chi volesse per Natale fare i regali, potrà farli da tutta Italia mentre prima lo si poteva fare solo con l’acquisto in presenza e, chi arrivava il sabato del festival, spesso trovava molti articoli già esauriti proprio perché le nostre immagini sono spesso riconosciute come iconiche ed ognuno vuole un ricordo ed anche il gadget fa comunità”

B: “Prima menzionavi il Natale ed il suo senso di vicinanza e comunità: riaprirete la campagna per gli Amici?”

M: “L’idea c’è, ma non vogliamo promettere ciò che non possiamo mantenere: l’anno scorso, quando l’abbiamo aperta, non sapevamo ciò che sarebbe successo. Chi ha sottoscritto a Natale 2019, si è poi ritrovato un festival ridotto di 2/3. Sono ancora molto combattuta, perché vorrei garantire a chi ci sostiene quello che sappiamo di poter garantire ed ancora non possiamo saperlo. Stiamo cercando la formula per mantenere questa formula, senza promettere più di quanto potremmo garantire se andasse com’è andata quest’anno”

B: “Quindi ci sarà questa ricorrenza ma sotto una nuova formula”

M: “Sì, sì…”

B: “Cerco solo di strapparti delle anticipazioni sul 2021!”

M: “No, no… a parte che veramente ancora non ce ne sono perché è passato un mese e poco più. Fino a quando non facciamo la conferenza di chiusura (tenutasi il 3 novembre u.t. nda), ove forniamo tutti i numeri reali dell’edizione 2020 su tutto quello che è stato fatto… sul futuro è bene aspettare, perché tutto qua cambia davvero da un Dpcm ad un altro”

B: “Davvero un’epoca scandita dai Dpcm! Una chicca per PordenoneLegge 2021 potrà essere l’espansione sul territorio e la ricerca delle sue peculiarità e ricchezze… ho delle reminiscenze su alcune parole spese dal Presidente nelle conferenze stampa subito dopo festival”

M: “Un’altra cosa che ha detto, che oggi ha ribadito, e che mi fa piacere darla come piccola anticipazione: faremo qualcosa all’interno delle fabbriche. In realtà, durante l’anno, l’avevamo già fatto in alcune aziende partner… in realtà l’idea 2021 è di farlo nelle giornate del festival, per arrivare alla parte più manifatturiera ed industriale del territorio, per avvicinare la cultura a quelle realtà che già lo sono per il sostegno economico. In questo modo, però, vorremmo ricambiare portando qualche autore all’interno delle fabbriche… anche su questo ci stiamo lavorando!”

B: “Speriamo che anche su questo si accorcino le distanze: è il grande e bellissimo messaggio che nasce da questa edizione e speriamo continui ancora per molto tempo. Siamo giunti alla conclusione anche se mi piacerebbe continuare a chiacchierare di libri, festival, cultura. Quindi ringrazio tantissimo Michela Zin, Direttore del festival PordenoneLegge per il tempo che ci ha dedicato e per quest’opportunità e… viva PordenoneLegge!”

Questo articolo è stato scritto da...

Giacomo Giuri

Collaboratore

Un bradiposo abitante della nostra bradiposa giungla. Ovviamente, è una bestia da tastiera come tutti noi!