Didattica a distanza, per gli amici DaD

Lo scorso anno scolastico è stato molto particolare. L’arrivo del coronavirus ha costretto studenti e insegnanti a escogitare nuovi metodi di comunicazione a distanza. Molte province hanno sospeso le attività didattiche dall’ultima settimana di febbraio, come metodo per arginarne la diffusione. Nessuno si sarebbe aspettato una situazione così duratura. Nessuno avrebbe immaginato di non riuscire a terminare in sicurezza l’anno scolastico, nel bel mezzo di una pandemia mondiale. Nell’incertezza di una data di ritorno in classe, molte scuole si sono organizzate per garantire un’istruzione a distanza con un orario ridotto, in modo da non sprecare il tempo passato lontano dalla classe, ma senza costringere sia gli insegnanti che gli studenti a rimanere troppo a lungo a guardare uno schermo.

Purtroppo, dal Ministero non sono arrivate informazioni chiare se non a fine anno, quando ormai nessuno ci sperava più. Pareva proprio che allievi e docenti fossero lasciati a loro stessi, mentre anche loro facevano i conti con il lockdown, le restrizioni e l’allarmismo a tutto spiano nelle notizie. E questo non ha certo giovato alla scuola, anzi.

DaD – stress, mancanza di inclusività e di contatto

Un po’ per colpa della situazione che ci ha colto di sorpresa e un po’ per colpa della mancanza di notizie, la didattica a distanza non è stata quello che speravamo. Almeno, per i docenti è stata un fallimento quasi totale. Essendo chiaro fin da subito che non ci sarebbero state bocciature, pochi studenti hanno veramente seguito le lezioni e lavorato.
Va comunque sottolineato come questa modalità di insegnamento non sia inclusiva. Aldilà della freddezza di dover guardare le persone da dietro uno schermo (o almeno i loro nomi) e di sentire voci metalliche, è evidente come la qualità della connessione possa essere una forte limitazione: chi non aveva linea è rimasto escluso. Molti studenti, inoltre, hanno manifestato stress anche per le tante ore con l’uso di dispositivi e per la mancanza di contatto umano. Non dobbiamo dimenticare che parliamo di ragazzini e, a quelle età, la voglia di vita sociale è molto alta. Non è solo un capriccio, anzi. Gli adolescenti sono persone che, forse più di altre, necessitano delle dinamiche sociali per crescere insieme.

Generazioni a confronto: il rapporto con i marchingegni

Gli studenti di oggi sono i ragazzi della generazione Z, non sanno cosa sia un mondo senza tecnologia. Tuttavia, questo non vuol dire che abbiano la stessa abilità con diversi congegni. Molti di loro hanno difficoltà ad accendere e usare correttamente un computer, la stessa che potrebbero avere persone adulte. È vero che sanno essere molto attivi con le tecnologie della comunicazione, ma non nel modo che intendiamo noi.
Il loro è un mondo social, con applicazioni piene di contenuti multimediali come Instagram e TikTok. Il loro modo di comunicare coinvolge più canali, anche contemporaneamente. Tuttavia, i loro strumenti privilegiati sono tablet e smartphone e difficilmente amano stare al computer o leggere testi lunghi e noiosi, quando possono imparare tramite videogiochi o brevi video.

Per contro, molti docenti fanno parte delle generazioni precedenti e non valutano in modo positivo l’uso della tecnologia. Già hanno reputato uno shock questa informatizzazione selvaggia delle scuole, con l’introduzione di laboratori informatici per l’adattamento ai modelli di apprendimento più moderni e del registro elettronico come importante strumento di trasparenza.

I limiti della classe docente italiana – non è soltanto colpa degli studenti

È innegabile che molti studenti abbiano approfittato della situazione dello scorso anno scolastico per passare oltre senza sprecarsi troppo. Purtroppo, molti degli alunni deboli fanno parte di questo gruppo. Ma parlo di quelli che la didattica a distanza ha danneggiato ulteriormente e che magari con un diverso approccio sarebbero risultati tra i migliori, non di quelli che sarebbero rimasti fragili a prescindere.
Come avrete letto nel paragrafo precedente, però, è anche vero che molti insegnanti non hanno saputo coinvolgerli maggiormente, specie nella fase a distanza. Ci sono importanti studi pedagogici recenti che mostrano come includere sistematicamente la multimedialità nella propria attività didattica aiuti i docenti a realizzare lezioni più adatte agli stili di apprendimento degli alunni e – soprattutto – più coinvolgenti.
In generale, docenti anziani non sono ben disposti ad adattare il loro modo di insegnare a queste nuove esigenze e finiscono per mantenere i loro metodi ormai completamente inadeguati, figli di modelli dell’apprendimento risalenti a 20-30 anni fa e impossibili da usare con le nuove generazioni. Risulta che molti studenti rimangano annoiati e che finiscano per non apprezzare quello che studiano.

Alla luce di questo anno scolastico in corso e del precedente, è chiaro come non mai che questo periodo di Didattica Digitale Integrata debba finire il prima possibile. È innegabile che avere comunque la possibilità di insegnare in videolezione sia un vantaggio, ma è altrettanto vero che è solo un palliativo per brevi tempi. Non è possibile pensare che continuare a insegnare a distanza sia adeguato, per tanti motivi.

L’inadeguatezza dell’insegnare a distanza sul lungo periodo

Non può continuare a lungo, in primo luogo, perché le infrastrutture di rete in Italia non assicurano una connessione con potenza uniforme. Questo fatto impedisce, in concreto, a molti ragazzi di poter seguire la scuola a distanza con profitto e dà luogo a grandi disparità, anche perché non tutti gli studenti sono aiutati allo stesso modo o hanno le stesse propensioni. Inoltre, per quanto sia ormai necessario saper usare più dispositivi digitali possibile, non basta fornire una conoscenza di base o stimolare un atteggiamento positivo verso la tecnologia. In particolar modo, è necessario far comprendere agli insegnanti più anziani che un’istruzione basata sulla multimedialità e su collegamenti su larga scala non ha nulla da invidiare a quella dei libri, che ormai ha fatto il suo tempo.

D’altra parte, dobbiamo anche far sì che la propensione dei ragazzi di oggi per la tecnologia coinvolga e valorizzi ciò che studiano con più progetti collaborativi e prove autentiche. L’apprendimento passa per il confronto e la socializzazione, sia reale che virtuale. Bisogna puntare sulle loro competenze sociali per costruire un ambiente adatto a imparare sempre, in un mondo in continuo cambiamento.
A questo proposito, va anche rimarcato come i ragazzi di oggi, per quanto tecnologici, hanno difficoltà a compiere semplici azioni con un computer. Questo è un altro limite su cui l’educazione dovrebbe intervenire quanto prima, proprio perché ormai siamo in un’epoca in cui il digitale è parte integrante delle nostre vite, che noi ne siamo consapevoli o meno.

Questo articolo è stato scritto da...

Marco Ravenna

Autore

Cresciuto a pane, Disney e sostenitore del motto "Ruolare, sempre, duro!", vengo da quella terra di nessuno al confine tra Liguria e Toscana. Modi sicuri per approcciarmi? Invitarmi a una maratona LOTR (edizione estesa, se ve lo steste chiedendo) con drinking challenge o, molto più semplicemente, parlare di fantasy o di matematica.

Il mio motto è Wit beyond measure is a man's greatest treasure, che normalmente completo con "o pleasure, vedete un po' voi". E no, niente P. Sherman, 42 Wallaby Way, Sydney!