Per quanti passi avanti possiamo essere consapevoli di aver compiuto nel corso della nostra vita, sappiamo bene che il nostro contributo non è che una minuscola goccia nel mare a cui apparteniamo. Proprio questa gigantesca massa d’acqua salata è uno stupendo esempio per capire come, nonostante tutti gli sforzi possibili combinati, ci siamo spinti a poterne cogliere solo una minima parte. Il resto è fatto di abissi bui, ignoti e inarrivabili. Quando il cuore comincia a battere, se ci sentiamo con le spalle al muro e non siamo capaci di gettare luce sull’ignoranza che ci avvolge, è normale sentirsi impotenti.

È normale avere paura.

Qualsiasi cosa non riconosciamo ci intimorisce e ci aizza al minimo, impercettibile scatto. Raccapezzarsi dello spazio ignoto, del Tutto che ci avvolge, per cercare di comprenderlo è un lavoro mastodontico, per noi umani, abituati alla scomposizione infinitesimale di problemi e quesiti. Di fronte al muro gigantesco di incertezze, in fondo la soluzione migliore è iniziare con l’osservazione di un suo piccolo mattoncino: il nostro stesso corpo.

Il nostro corpo come specchio del cosmo

Nell’Islam, in generale, la cosmologia costituisce una scienza di primaria importanza. A partire dalle scritture religiose, viene sancita una ferrea analogia fra macrocosmo e microcosmo, che sarebbe a dire una stretta corrispondenza tra l’organismo di ciascun individuo umano e il mondo circostante. In virtù di questa analogia, uno degli ambiti in cui l’essere umano può muoversi passa attraverso il dominio del mondo sottile, un livello intermedio posto tra il mondo grossolano dei corpi e quello delle schiere spirituali. Il mondo sottile offre una specie di barriera, di confine che tiene ben separati il mondo umano e quello degli spiriti, nell’accezione più ampia che accoglie le anime dei defunti e gli spiriti ancora in attesa prendere forma corporea e scendere sulla terra.

Il delicato equilibrio del corpo

Secondo gli insegnamenti cosmologici tradizionali, la costituzione umana si articola su piani integrativi contrapposti. A partire dal basso, troviamo una componente fisica, corporea, composta da elementi grossolani come la terra, l’acqua, l’aria e il fuoco; complementare a questa, dall’alto, troviamo invece la componente spirituale, ritenuta il riflesso del divino presente nell’uomo e che costituisce un vero e proprio elemento di parentela legante l’uomo in quanto creatura e la divinità intesa come Creatore. Fra questi due estremi si frappone il piano intermedio, una componente animica o psico mentale che costituisce il “corpo” sottile del nostro aggregato individuale. In quanto componente mediana, centrale, il corpo sottile fa da perno tra le altre due e dalla sua integrità dipendono l’equilibrio e il corretto funzionamento dell’intero organismo umano.

Le cause di instabilità: i jinn

L’intero corpo è un sistema delicato, suscettibile agli interventi esterni, siano essi più legati alla sfera sensoriale, che quindi riguardano l’attività percettiva, o connessi alle facoltà mentali, prospere nel caso di benessere psichico. I principali rischi che possono generare tali squilibri sono da ricercare nell’azione dei jinn, esseri sottili costituiti principalmente dall’elemento fuoco, spiriti o geni che condividono lo stesso spazio vitale con gli esseri umani, essendo entità viventi caratteristiche del mondo fisico. Per loro natura, spesso sono ribelli all’ordine e all’autorità divini e pertanto nutrono un rapporto spesso conflittuale con l’uomo. La disobbedienza che li caratterizza si lega alla loro discendenza da Iblīs, il Satana della tradizione islamica.

La parola araba jinn deriva dalla radice verbale j-n-n, il cui significato è “essere coperto” o “essere nascosto”, e come tale “essere invisibile”, a suggerire l’idea della natura celata di questi esseri, impercettibili ai sensi comuni degli esseri che abitano nel mondo grossolano. Per quanto abitino in mezzo a noi, sfuggono ai nostri occhi e si celano alla nostra comprensione. Sono l’ignoto incarnato. La credenza dei jinn è molto radicata nella tradizione musulmana, ma anche in Occidente, a partire dal ‘700, sono giunte storie che attestano una diffusa presenza di spiriti nell’Oriente islamico, il cui caso più noto è senza alcun dubbio la storia di Aladino e del genio della lampada.

Come ristabilire l’armonia

È importante ricordare che alla stregua degli esseri umani, i jinn sono dotati di libero arbitrio, per cui se ne possono trovare di buoni e cattivi, credenti e miscredenti, docili e dispettosi, amici e nemici dell’uomo. Qualunque sia il loro allineamento, possono essere controllati attraverso l’esposizione a metalli specifici. Il ferro, ad esempio, è un materiale detestato dai jinn ed è risaputo che uno dei metodi per allontanare la loro presenza è quello di pronunciare il nome di questo metallo. Il rame, invece, permette di esercitare controllo sui jinn positivi e sono molte le leggende recanti le vicende di protagonisti umani che possono godere dell’assistenza e del supporto di singoli o intere schiere di queste entità.

Tuttavia, non sempre l’essere umano è capace di resistere alle azioni violente e a volte tentatrici dei jinn. Ne è testimonianza il termine majnūn, utilizzato per indicare individui pazzi, matti o forsennati, anche se il suo significato originale si riferiva nello specifico a esseri umani posseduti dagli spiriti, da jinn. In questa situazione, molti sono i rimedi a cui ci si può rivolgere, fra cui l’intervento di un’entità custode, la recitazione di determinati versetti presi dal Corano, l’uso di potenti amuleti protettivi e il nafas. Quest’ultimo coinvolge la presenza del fiato a rappresentare la componente animica, evidenziando lo stretto legame con il respiro come motore animatore dell’aggregato individuale, e viene incanalato dal guaritore con l’intento di fortificare gli stati interiori del corpo e raddrizzare gli squilibri nel malato.

Al-insān al-kāmil: l’uomo perfetto

Un individuo che gode di perfetta salute è colui che ha raggiunto il perfezionamento della totalità degli stati dell’essere, al di là di ogni difetto e imperfezione, include al suo interno non solo la perfetta salute propria, ma anche quella di tutti gli altri esseri umani, vissuti nel passato, vivi al presente e nascituri nel futuro. Per un tale individuo, i jinn, come tutte le altre creature che abitano il mondo, non sono altro che il prolungamento delle proprie possibilità; le conosce e non le teme. Egli, infatti, ha fatto propria la comprensione della totalità del creato e ha fatto di tutti gli esseri che lo popolano i suoi alleati naturali.

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Carlo Lucca

Autore

A questo qui basta non prestare troppa attenzione.

Forse a prima vista non sembra, ma non ha la benché minima idea di quello che sta facendo!