L’esposizione presso il Pera Museum di Istanbul

Per celebrare il 180° anniversario dell’invenzione della fotografia e del primo viaggio fotografico, avvenuto nel 1839, presso il Pera Museum di Istanbul ha luogo la mostra A Road Story: 180 Years of Photography. Questa esposizione vuole mettere a contatto le interpretazioni e le percezioni di fotografi che hanno esplorato la stessa strada di quel viaggio, utilizzando le moderne tecniche fotografiche.

Il viaggio, in origine, è stato compiuto dal pittore francese Émile Jean Horace Vernet, il pittore Charles Marie Bouton e il praticante di dagherrotipia Frédéric Auguste Antoine Goupil-Fesquet. Partiti il 21 ottobre 1839 dal porto di Marsiglia per effettuare delle fotografie con la tecnica appena inventata, tornarono sei mesi più tardi, nell’aprile del 1840, dopo essere passati per le città di Livorno, Malta, Siro, Paro, Nasso, Santorini, Alessandria, Il Cairo, Luxor, Suez, Monte Sinai, Gaza, Betlemme, Gerusalemme, Nablus, Sidone, Deir el-Qamar, Damasco, Tripoli, Baalbek, Beirut, Larnaca, Rodi, Kos, Smirne, Dardanelli, Istanbul e Roma.

Frédéric Auguste Antoine Goupil-Fesquet ha raccolto le sue impressioni in merito al viaggio compiuto nel suo libro, Voyage d’Horace Vernet en Orient, pubblicato nel 1843. Alcuni estratti da questo libro arricchiscono la mostra, descrivendo ogni tappa attraverso gli occhi dello scrittore.

Nell’esibizione, curata da Engin Özendes, dieci artisti hanno compiuto dei viaggi seguendo le tracce lasciate dallo scritto di Goupil-Fesquet, alla ricerca di una personale interpretazione di ogni città. Il progetto è iniziato il 21 giugno 2017 con un primo incontro tra gli artisti e il curatore. Il primo viaggiatore a lanciarsi in questa impresa è stato quindi Yusuf Sevinçli partito il 2 febbraio 2018. L’ultimo a tornare è invece Coşkun Aral, che ha completato il proprio lavoro l’11 novembre 2018. Gli altri fotografi che hanno partecipato al progetto sono Laleper Aytek, Ali Borovalı, Murat Germen, Sinan Koçaslan, Alp Sime, Lale Tara, Serkan Taycan e Cem Turgay. Ognuno di loro ha viaggiato seguendo strade diverse verso la propria meta, eseguendo complessivamente fotografie di 31 luoghi diversi.

Esposizione delle litografie dal libro Voyage d’Horace Vernet en Orient

Esposizione delle incisioni dal libro Excursions Daguériennes: Vues et monuments les plus remarquables du globe

A road story: Un mosaico di interpretazioni

Osservando le fotografie messe in mostra, non è difficile immaginare parallelismi con famosi fotografi del passato. Pensiamo per esempio alle fotografie dei bambini di Robert Capa, accostabili alle immagini di Coşkun Aral. Quest’ultimo, famoso per aver documentato le proteste del primo maggio 1977 di piazza Taksim a Istanbul, si limita a catturare paesaggi quotidiani delle città visitate. Città come Gaza, Betlemme, Damasco… Luoghi che nel nostro immaginario associamo a scene di violenta guerriglia e che qui sono rappresentati da volti di bambini sorridenti e murales colorati.

Coşkun Aral, Betlemme, dal catalogo della mostra A Road Story: 180 years of photography

Coşkun Aral, Gaza, dal catalogo della mostra A Road Story: 180 years of photography

Lale Tara, invece, del suo viaggio a Kos ci offre una breve storia visiva. Tutto nella composizione è pensato come parte di un set; il titolo stesso gioca un ruolo chiave nella comprensione del tutto. Come non pensare quindi ai set fotografici costruiti da Jeff Wall, nel tentativo di mettere in scena le situazioni a cui assisteva per strada o le sensazioni provate dagli individui? Le fotografie di Lale sono ispirate ai suoi sogni, come ci suggerisce il commento alle fotografie; sogni scatenati dalla visione della Venere del Botticelli agli Uffizi.

Lale Tara, Kos, Path to Wisdom, dal catalogo della mostra A Road Story: 180 years of photography

Lale Tara, Kos, The Nymph, dal catalogo della mostra A Road Story: 180 years of photography

Camminando per le sale dell’esposizione potrete sentirvi proprio come dei viaggiatori dell’Ottocento, esplorando terre sconosciute e osservando il loro cambiamento negli anni. Non si tratta solo di una metamorfosi del paesaggio stesso. Alcune fotografie sono una vera e propria critica sociale alla cultura di massa, mentre altre cercano ancora di cercare la bellezza dei dettagli all’interno delle grandi metropoli.

Il punto di forza dell’organizzazione sta nella scelta del curatore di commissionare le fotografie, anziché compiere una semplice scelta tra opere già esistenti. In questo modo, ogni fotografo già sapeva quale sarebbe stato il risultato finale: un viaggio collettivo. Ognuno di loro ha comunque avuto la possibilità di dar sfogo alla propria creatività, ciò che ci viene restituito è quindi un mosaico di interpretazioni e sensazioni contrastanti.

La mostra chiuderà il primo marzo, se vi troverete a Istanbul non perdete l’occasione di visitare il Pera Museum. L’entrata è gratuita ogni venerdì dalle 18 alle 22.

Questo articolo è stato scritto da...


Silvia Bertolin

Autrice

Non ho ben chiaro che cosa ho fatto della mia vita fino ad ora, ma una cosa è certa: i gatti ne hanno sempre fatto parte.

Ho detto sì a Valsoia, ma anche al colesterolo.