I mesi passati in quarantena sono stati difficili per tutti, tra incertezze economiche, lavorative, logistiche e chi più ne ha più ne metta. Temporaneamente lontani dalla frenesia della vita moderna, l’essere confinati in casa ci ha tuttavia permesso di riprendere un po’ il contatto con noi stessi, di rispolverare vecchi passatempi da tempo abbandonati, e in generale di occupare il tempo in maniera originale e creativa. Ad alcuni sarà anche capitato di sfruttare l’occasione per approfondire il rapporto con i propri cari o con gli amici. Mai come in queste situazioni di distanziamento, infatti, rientra nella normalità sentire il bisogno di rinsaldare vecchi legami o di crearne di nuovi, attività che spesso, per quanto ci si impegni, a volte vengono messe in secondo piano, tra mille impegni quotidiani, lavoro, studio, famiglia ecc. In quest’ottica di introspezione e di riscoperta di alcuni dei valori più fondanti della socialità, uno stimolo alla riflessione proviene da una delle più autorevoli e influenti personalità dell’antica Roma: Cicerone.

La virtù, colonna portante dell’amicizia

Di amicizia si parla dalla notte dei tempi. Fenomeno di difficile definizione (almeno in senso univoco e assoluto), ha variato il suo significato nel corso delle epoche e delle culture. Tuttavia, leggendo le parole di Cicerone nel De amicitia (44 a.C.), un’opera interamente dedicata all’argomento, emerge un dato essenziale: per quanto mutevole nel corso dei secoli, l’amicizia poggia su basi universalmente valide. Tra queste, spicca la virtù, cioè l’insieme delle qualità che contraddistingue chi conduce una vita retta, dignitosa e rispettabile. I saggi, i virtuosi, sono gli unici capaci di instaurare amicizie vere e profonde, in quanto considerano i benefici e i vantaggi susseguenti all’amicizia non come il fine, ma come la naturale conseguenza di un rapporto basato sul rispetto reciproco e sulla stima incondizionata.

Qui è verosimile che Cicerone si riferisse ai “falsi amici” che aveva incontrato nel corso della sua carriera politica, con i quali era verosimile ci fossero state più che altro relazioni basate essenzialmente sullo scambio di favori. Egli infatti distingue tra due tipi di amicizia: quella sincera e genuina che abbiamo finora tratteggiato, e appunto quella finta e costruita, in cui ci si interfaccia con il prossimo in misura proporzionale al tornaconto che si può ricevere. La differenza tra questi due tipi di amicizia è presto detta: la prima è schietta e franca, e perciò durerà nel tempo; la seconda invece avrà durata finché da essa si potranno ottenere un profitto, un guadagno. Tuttavia, una volta che questi elementi vengono a mancare, ecco che l’amicizia scompare con la stessa rapidità con cui è venuta alla luce. Ripensando a queste parole, calate nella cornice storica contemporanea, possiamo notare come le opere letterarie antiche siano di un’attualità quasi sconcertante, fattore che le rende così sorprendentemente affascinanti e senza tempo.

Il passo successivo: l’amicizia e lo Stato

Cicerone conferisce all’amicizia un risvolto ulteriore. Egli scrive il De amicitia un anno prima della sua morte: con la Repubblica ormai al tramonto, si interroga su quali debbano essere i principi fondamentali dello Stato che verrà. Nella sua visione, l’amicizia costituisce non solo un fatto personale, privato, bensì si configura come un requisito pressoché imprescindibile anche nella vita pubblica. La riflessione che propone, quindi, assume un importante valore civico: ogni relazione che intratteniamo è inserita in un contesto di collettività verso la quale ognuno di noi è responsabile.
Essere dei buoni amici non significa soltanto condividere esperienze, piaceri, emozioni e in generale supportare le persone più care con la propria presenza, affetto e vicinanza. L’amicizia è anche criticare apertamente la condotta riprovevole dell’amico se necessario, non solo per riportarlo sulla retta via ma anche per evitare che tale atteggiamento abbia strascichi negativi sulla comunità. Ecco quindi l’utilità “empirica” dell’amicizia: spingere il prossimo a dare il meglio di sé per esortarlo a non venir meno ai propri doveri e alle proprie responsabilità, non solo in quanto amico, ma soprattutto come cittadino. A pensarci bene, un monito quanto mai attuale, con gli stati democratici in forte crisi da un punto di vista sociale, politico e culturale.

L’amicizia: una necessità irrinunciabile

In questi tempi abbastanza precari, dunque, siamo portati anche inconsciamente ad aggrapparci a quelle poche certezze che si hanno nella vita. Tra queste c’è senza ombra di dubbio l’amicizia, bene raro e prezioso anche per Cicerone: “L’amico certo si vede nella sorte incerta”; “L’amicizia, infatti, è la sola tra le cose umane sulla cui utilità tutti concordano a una voce”; “[…] senza amicizia non c’è vita […]”. Oggi noi diremmo: “Chi trova un amico, trova un tesoro”, oppure “I veri amici si contano sulle dita di una mano”. A duemila anni di distanza, la considerazione sull’amicizia non è cambiata. E chi ha l’onore e il privilegio di avere magari anche solo un amico, ma di quelli autentici, saprà di certo cosa significa.

Questo articolo è stato scritto da...

Daniel Boaretto

Collaboratore

Un bradiposo abitante della nostra bradiposa giungla. Ovviamente, è una bestia da tastiera come tutti noi!