Tormento obbligato o piacere?

Che ci piaccia o no, siamo obbligati a studiare matematica e non possiamo evitarla. E non ci sono vie di mezzo: o la si odia o la si ama. Prima cominciamo a fare di conto e a calcolare il risultato di lunghissime espressioni, poi scopriamo le figure e ci lambicchiamo con le loro aree e i perimetri… e, per finire, ci mettiamo anche le lettere.

Nell’ordinamento italiano la studiamo (poco e male) dalle scuole primarie fino almeno alle superiori, per un certo numero di ore a settimana. Ma, effettivamente, a cosa serve studiarla? Questa domanda ci accompagna in tutta la scuola, senza nessuno che sappia dare una risposta soddisfacente.
Tutti ci siamo sentiti dire “lo capirai più avanti”, “va studiata perché è utile a molte cose” oppure “Eh sai, la matematica è ovunque”. Per carità, è vero che la matematica è alla base di molte invenzioni che non esisterebbero senza.
Ma non leggiamo “I Promessi Sposi” per la loro utilità nel mondo reale, mi sbaglio?

Le difficoltà proprie della materia

La matematica è parte di una cultura che sarebbe meglio avere al mondo d’oggi. È da sempre parte della nostra storia. Anzi, i periodi di maggiore sviluppo della matematica si possono inquadrare in momenti storici di vitale importanza per la democrazia, come ad esempio il mondo delle città stato greche.
Tuttavia, è una disciplina che richiede molta disciplina (perdonate il gioco di parole) a chi la studia. Non è una materia che si può studiare per passare il compito e poi dimenticare. La matematica è una materia che va capita e questa è la difficoltà maggiore.

Comprendere a fondo un significato in matematica è ben più complesso di quanto lo sia in altre materie. I motivi spaziano dal linguaggio specifico all’astrattezza della disciplina o a fattori di tipo affettivo e possono essere di varia natura. Molto spesso, ciò può scoraggiare.

“Io e la matematica” – la percezione degli studenti

Rimane di fondamentale importanza capire perché gli studenti trovino lo studio della matematica un vero e proprio tormento. Negli ultimi quindici anni, infatti, diverse prove ufficiali hanno riscontrato che gli adolescenti italiani hanno preoccupanti difficoltà in matematica.
Parte della ricerca in didattica della matematica ha come oggetto di studio tali difficoltà. I fattori affettivi come convinzioni, emozioni e atteggiamenti hanno un ruolo cruciale nella genesi di tali blocchi. Diversi team di ricerca hanno approntato questionari sul web o temi autobiografici dal titolo Io e la matematica.

Dall’analisi dei risultati, emerge che molti studenti hanno paura da sempre della matematica perché temono l’errore, in quanto la società ha passato loro l’idea che essere intelligenti sia sinonimo di eccellere in matematica, del tutto sbagliata.

La disillusione e il tormento – la visione degli insegnanti

Il timore di risposte sbagliate spinge spesso i docenti a cercare di semplificare le richieste, a volte anche fin troppo. L’idea (sbagliata) è che lo studente bravo sia quello che dà le risposte corrette e in fretta. In particolare, nella visione dei docenti, metterci troppo tempo e sbagliare sono indice di non aver compreso gli argomenti.

Nei temi e nei questionari del precedente paragrafo, molti studenti lamentano un pessimo rapporto con la materia proprio a causa di questi atteggiamenti degli insegnanti. In più, molti docenti risultano poco incisivi e coinvolgenti, come se pensassero di essere inutili aiutando solo gli studenti che ritengono capaci.

Infatti, visto che una fetta di studenti manifesta una solida padronanza della matematica, molti docenti sono convinti che gli unici studenti che capiranno sono quelli che non hanno bisogno della spiegazione. Di conseguenza, ciò rende gli stessi professori poco appassionati e, in un qualche senso, tormentati.

Il tormento si può ridurre?

In primo luogo, la società deve eliminare gli stereotipi sulla matematica. Non c’è alcuna correlazione tra l’intelligenza e la bravura in matematica. Una persona può avere problemi con i calcoli, ma essere in grado di esporre le sue opinioni con una dialettica degna dei migliori filosofi.
Ce lo insegna anche Gardner con la sua teoria delle intelligenze multiple. Difatti, il quoziente intellettivo misura soltanto l’intelligenza logico-matematica e quella linguistica, ma ce ne sono altre.

Un altro falso mito è che la matematica si studi solo perché è utile. Certo, la matematica aiuta a spiegare molti fenomeni ed è il linguaggio della scienza, ma spesso queste spiegazioni sfruttano strumenti decisamente avanzati.
In più, dubito che molti nella vita reale comprino 3x+7 etti di pane, no?

Perché e come studiare la vera matematica

Diversi studi antropologici ci hanno mostrato che la matematica è un prodotto culturale. Culture differenti hanno prodotto approcci differenti per studiare una stessa materia, anche se il linguaggio specifico è universale perché si riferisce agli stessi oggetti.
Perciò, la matematica si studia per lo stesso motivo per cui studiamo la letteratura. È un’espressione della cultura, contribuisce allo sviluppo di un pensiero critico e di un senso estetico. L’utilità è soltanto un vantaggio in più.

Per studiare matematica con successo bisogna comprendere una volta per tutte che la matematica non è fatta di calcoli, regole e aridi tecnicismi, ma di oggetti con determinate proprietà. Ed è su questo che l’insegnamento oggi dovrebbe insistere, anche con l’aiuto delle nuove tecnologie.
Continuare a impostare la didattica sulla padronanza di tecniche di calcolo su espressioni e di metodi sempre uguali è dannoso, visto che non stimola per niente il senso critico degli studenti e allontana anche quelli appassionati.

Questo articolo è stato scritto da...

Marco Ravenna

Autore

Cresciuto a pane, Disney e sostenitore del motto "Ruolare, sempre, duro!", vengo da quella terra di nessuno al confine tra Liguria e Toscana. Modi sicuri per approcciarmi? Invitarmi a una maratona LOTR (edizione estesa, se ve lo steste chiedendo) con drinking challenge o, molto più semplicemente, parlare di fantasy o di matematica.

Il mio motto è Wit beyond measure is a man's greatest treasure, che normalmente completo con "o pleasure, vedete un po' voi". E no, niente P. Sherman, 42 Wallaby Way, Sydney!