Dare per scontato la vicinanza…

Il 2020 è stato un anno che – nel bene e nel male – ci ha cambiato la vita. Ci ha aperto gli occhi su quanto abbiamo bisogno di contatto e di vicinanza, per quanto ci possiamo ostinare a dire il contrario. La pandemia da CoVid-19 ha modificato il nostro modo di vivere la socialità – e chissà per quanto ne avremo ancora.

Fino al 2019 siamo stati abituati a dare per scontato il lusso di una vita sociale più o meno ricca di contatti con persone fidate. Non importava come, si riusciva sempre a trovare quel momento per scambiare quattro chiacchiere, magari davanti a un aperitivo. A volte, incontri casuali con amici erano accompagnati anche da contatto fisico. L’anno scorso ci ha, in qualche modo, portato via tutto questo. Con #iorestoacasa, da inizio marzo abbiamo sospeso le abitudini e le convenzioni sociali, di fronte a un nemico invisibile e allora sconosciuto. Purtroppo, sono misure necessarie se vogliamo avere la possibilità di essere curati, a cui non ci abitueremo mai del tutto./p>

…è un lusso che non ci possiamo permettere

La velocità di diffusione del virus e la sua aggressività hanno spaventato sia gli esperti del settore che gli operatori sanitari, invitando quante più persone possibile a evitare di spostarsi a meno che non fosse necessario. La gravità della situazione ha costretto le autorità a indire diversi lockdown. In altre parole, abbiamo dovuto stare in casa il più possibile, uscendo solo per motivi di lavoro e necessità. La chiusura di tutti i servizi considerati non essenziali ha tuttora delle gravi conseguenze economiche. Il lockdown ha causato anche gravi danni sulla psiche di molti di noi, spinti a fare razzia di gel igienizzante, lievito e altri beni di prima necessità.
Altre disposizioni hanno riguardato il divieto di assembramento e il distanziamento sociale, così come l’uso della mascherina e la frequente igiene delle mani. Per ambienti chiusi, inoltre, è necessario cambiare frequentemente l’aria e pulire in modo profondo per minimizzare il contagio.

Vicini con la mente, anche se non è lo stesso

Da un lato, questo periodo ci ha sicuramente insegnato a non dare più per scontata la possibilità di uscire in compagnia e di fare feste. Dall’altro, abbiamo capito come usare la tecnologia a nostro vantaggio. O meglio, come potremmo utilizzarla se solo ci fosse ovunque una rete potente abbastanza per supportare lo smart working.

Ebbene sì, il 2020 ci ha costretto a cambiare radicalmente anche le nostre abitudini di lavoro, in forma agile, con tutti i limiti di una rete che non è minimamente adeguata a poterlo gestire. Ovviamente, le stesse applicazioni come Zoom, Skype e Meet hanno avuto un’importanza fondamentale anche per la socialità.
Tuttavia, per quanto la tecnologia ci sia venuta in aiuto, rimane comunque uno strumento che non è appannaggio di tutti. Purtroppo, una connessione stabile non è un lusso su cui chiunque possa adagiarsi. Anzi, chi non ce l’ha rimane isolato e, in un momento storico come questo, non è il caso di sentirsi soli.

Assembramento: forse la parola più cercata su Google nel 2020?

È stata sicuramente una delle parole simbolo dell’anno appena trascorso e descrive, con una connotazione abbastanza negativa, una riunione di tante persone molto vicine tra loro all’aperto o, comunque, in un luogo pubblico. Tutto l’opposto del distanziamento sociale, specie si immaginano raduni come quello dei negazionisti o altre manifestazioni non sempre pacifiche.

Oggi sono vietati, ma il divieto di assembramento ha una storia anche un po’ oscura. Infatti, è una delle misure da sempre prevista dai regimi dittatoriali, in quanto dai raduni potevano diffondersi idee sovversive. I motivi per cui sono vietati oggi sono completamente diversi e si riferiscono ai rischi per la salute.
L’eccessiva vicinanza avrebbe infatti facilitato la diffusione di un virus che è molto contagioso già di suo. Tuttavia, non tutti ci possiamo permettere di rimanere a casa, sia da un punto di vista economico che da quello personale. Infatti, per molte persone non è detto che restare soltanto con la propria famiglia sia sano, specie se i rapporti sono tutt’altro che idilliaci.

Vicini ma non troppo, per contenere il contagio

Fin da subito, questa pandemia ha visto lavorare fianco a fianco esperti in vari settori scientifici, unendo gli studi medico-biologico sul virus ai modelli matematici e statistici per capire le regole dietro la diffusione. Lo strumento matematico migliore che abbiamo per prevedere il comportamento del virus è il modello SIR.
In che senso è migliore di altri? Quali sono gli altri? Il primo che può venire in mente è un aumento esponenziale dei casi o un modello che preveda delle misure per arginare l’epidemia, come quello logistico che prevede una stabilizzazione. Ma non è tutto: oltre alle restrizioni sociali, bisogna considerare anche un’eventuale discesa dei casi e nuovi picchi.

A questo scopo, dobbiamo esaminare tre popolazioni, ovvero gli individui sani, quelli infetti e quelli da rimuovere dall’analisi. I primi sono suscettibili di essere contagiati, i secondi sono quelli che possono contagiare e gli ultimi sono quelli che possiamo rimuovere dagli altri due gruppi perché guariti o morti.
In tutti questi modelli, un parametro chiave è l’Rt, il numero medio di persone che vengono contagiate da un infetto. Tanto maggiore è questo valore, quanto il virus è più veloce a diffondersi. L’unico modo per allontanarsi dal picco è mantenerlo minore di 1, in quanto una salita troppo vertiginosa porterebbe a un nuovo picco.

La vaccinazione: una speranza di normalità?

Durante l’ultimo mese è cominciata la campagna vaccinale. La speranza principale è quella di raggiungere l’immunità di gregge il prima possibile. Con la vaccinazione di buona parte della popolazione, non dovremo più sottoporci a una quarantena di massa yo-yo. Da questo punto di vista, il ritorno alla normalità non sembra più così lontano.
In molte case farmaceutiche sono ancora in corso i test per la produzione di ulteriori vaccini. Già abbiamo quelli Pfizer-BioNTech, Moderna e AstraZeneca e averne altri aumenterebbe la velocità di immunizzazione. Ragionevolmente, possiamo sperare che i prossimi copriranno senza alcun dubbio anche da nuove varianti del virus.

Questo articolo è stato scritto da...

Marco Ravenna

Autore

Cresciuto a pane, Disney e sostenitore del motto "Ruolare, sempre, duro!", vengo da quella terra di nessuno al confine tra Liguria e Toscana. Modi sicuri per approcciarmi? Invitarmi a una maratona LOTR (edizione estesa, se ve lo steste chiedendo) con drinking challenge o, molto più semplicemente, parlare di fantasy o di matematica.

Il mio motto è Wit beyond measure is a man's greatest treasure, che normalmente completo con "o pleasure, vedete un po' voi". E no, niente P. Sherman, 42 Wallaby Way, Sydney!