In piedi sul bus mentre aspettiamo la nostra fermata, in aula prima dell’inizio delle lezioni o sul divano, mentre ci godiamo la tranquillità di casa nostra. Basta un click e un mondo di informazioni ci si apre davanti, ne siamo quasi sommersi al giorno d’oggi. Ma prima come viaggiavano le notizie? Lentamente di sicuro, più lentamente di adesso, e grazie a figure del calibro di Robert Capa.

Per chi di voi è avvezzo al mondo dell’arte contemporanea e della fotografia, questo nome sicuramente non passa inosservato. Ma anche chi non lo conosce ha visto almeno una delle sue foto sui libri scolastici. Parliamo infatti del fotografo che immortalò lo sbarco in Normandia, la liberazione dell’Italia da parte degli Alleati e la guerra civile in Spagna.

Ma andiamo con ordine. Chi era Robert Capa?

Una vita in viaggio

Iniziamo col dire che Robert Capa non era un vero nome, ma lo pseudonimo di Erno Friedmann. Nato a Budapest nel 1913, sarà un’anima irrequieta fin da giovane, tanto che lascerà la città per studiare a Berlino, dove scoprirà di avere più fame d’esperienza che di libri. Lascia così gli studi per concentrarsi sulla fotografia, che era diventata per lui la via più accessibile per avvicinarsi al giornalismo, dato che non padroneggiava ancora bene la lingua tedesca.

Tuttavia non sarà Berlino la città che gli permetterà di crearsi un nome. Incalzato dalla rivoluzione nazista, Robert Capa abbandonò Berlino per tornare a Budapest e da lì partì di nuovo alla volta di Parigi. Proprio lì incontrò l’amata Gerda Taro, la quale darà una svolta decisiva alla sua carriera: sarà proprio grazie a lei, infatti, che riuscirà a partire per il fronte di guerra civile in Spagna con un contratto per la rivista di fotogiornalismo Vu.

Da questo momento in poi, i suoi viaggi divennero sempre più frenetici. La sua vita fu assorbita e si fuse con quella al fronte, tanto che risulta difficile immaginarsi Robert Capa lontano dai campi di battaglia e dagli accampamenti dei soldati.

Parlare della guerra tramite le foto

Le fotografie scattate durante la guerra civile in Spagna tra il 1936 e il 1939 consacrarono Robert Capa come fotoreporter di guerra e il Miliziano colpito a morte fu riprodotto su giornali come l’inglese Life e i francesi Vu e Regards. Pur non trattandosi della prima foto in cui si è riusciti a catturare il momento in cui un uomo viene colpito da un proiettile, si tratta forse della prima volta in cui ciò viene rappresentato con un dinamismo fino ad allora proprio della fotografia sportiva. Proprio per questo motivo la fotografia si trovò al centro di numerosi dibattiti circa la sua autenticità.

Ma Robert Capa non fu soltanto un fotografo al fronte. Seppe infatti rappresentare in tutta la loro drammaticità le scene della quotidianità stravolta dai conflitti. E proprio per questo motivo le sue foto furono scelte per i fotomontaggi esposti all’EXPO di Parigi del 1937, il cui tema era Arti e tecniche nella vita moderna. In quell’anno la Repubblica spagnola puntava a mostrare al mondo, tramite il suo padiglione, la sofferenza che la popolazione è costretta a subire a causa dei conflitti. Per farlo optò per dei fotomontaggi che combinassero le produzioni di Robert Capa, Gerda Taro e Chim.

Non sempre quindi gli scatti di Capa rappresentavano la guerra direttamente – nonostante egli sia oggi ricordato principalmente per i suoi lavori sulla guerra civile di Spagna e sullo sbarco in Normandia. Tuttavia, anche nei suoi scatti più indiretti possiamo cogliere l’ombra della guerra e la partecipazione emotiva del fotografo, sensibile a quelle situazioni in cui la quotidianità riemergeva dal disastro o, al contrario, veniva annientata dai bombardamenti improvvisi.

Leggermente fuori fuoco

Nonostante la grande sensibilità dei suoi scatti e la sua fama mondiale di fotoreporter, anche le storie che Robert Capa raccontava con le sue immagini rubate all’inferno della guerra venivano inevitabilmente manipolate dalla stampa. Un esempio su tutti fu quello delle immagini scattate durante lo sbarco in Normandia. Capa sbarcò con gli Alleati, scattando direttamente dal punto di vista dei soldati e rischiando la sua vita per quegli scatti. Quando però i negativi giunsero in redazione per essere sviluppati, questi vennero rovinati per un errore tecnico. Così furono pubblicate con l’indicazione che la bassa qualità e il loro essere leggermente fuori fuoco e mosse erano dovuti all’emozione del fotografo, le cui mani tremavano in quel momento.

Manco a dirlo, Robert Capa non ci sta e pubblica la sua autobiografia, Slightly Out of Focus, dove ci racconta e si racconta, lasciandoci precisi riferimenti in merito alla sua esperienza durante la Seconda Guerra Mondiale.

Così, quei pensieri da lui lasciati come didascalie sparse nei suoi lavori durante gli anni prendono forma adesso in un testo completo, che ci racconta una testimonianza diretta e giornalistica della guerra da una parte e ci fornisce dall’altra la giusta chiave di lettura per i suoi scatti. Se nei suoi reportage trovavamo l’orrore e l’impotenza da lui provati, in Slightly Out of Focus predominano l’umorismo e l’ironia di un uomo consapevole di avere il privilegio di scegliere se e quando rischiare la vita.

 una delle incriminate foto leggermente fuori fuoco

L’occhio umano e l’occhio meccanico

La guerra presentata da Robert Capa non è spettacolare e va a smontare pezzo per pezzo l’aura di romanticismo che ricopriva le figure dei reporter come lui. Quello che emerge con chiarezza, dalle sue foto come dai suoi scritti, è che la guerra è composta principalmente da umani, i quali portano con sé tutte le loro emozioni e preoccupazioni per una situazione che naviga nell’instabilità, in cui il quotidiano viene irrimediabilmente distrutto o ricercato come un rifugio sicuro in mezzo al caos.

Ci sono momenti in cui Capa afferma di non voler scattare, di essere anzi grato, seppur infelice, di avere una scusa per non farlo. Tuttavia, l’empatia e l’occasione spingono il fotografo ad immortalare certe scene, davanti alle quali non gli resta che togliersi il cappello in segno di rispetto e tirare fuori la fotocamera.

Con i suoi scritti e con le sue foto, Robert Capa portò la guerra – la vera guerra – nelle case di tutto il mondo. Immortalò e raccontò il dramma dei profughi in Spagna, dei soldati al fronte e gli orrori del Vietnam, dando una voce a chi non l’aveva, sottolineando l’importanza dell’occhio umano dietro all’occhio meccanico.

Questo articolo è stato scritto da...

Alessia Zannoni

Fondatrice

Cresciuta a pane e Pokémon e giocatrice di Magic della domenica, colleziono dadi e ripongo in loro la mia più estrema fiducia quando si tratta di prendere decisioni importanti.
Il modo più sicuro per approcciarmi è offrire del cibo, ma mi potete tirare fuori dal guscio suggerendo buone letture e film con cui passare una serata sotto le coperte e con una tisana tra le zampe.

Mezzelfa disadattata per natura, mezzorca per attitudine, Tartaruga per scelta.