Come viviamo il colore al giorno d'oggi? Cosa significa per noi il colore?

Queste sono le domande che siamo portati a porci durante la lettura di Cromorama di Riccardo Falcinelli, pubblicato nel 2017 da Einaudi nella collana Stile Libero, che ci guida, attraverso una lettura accattivante, verso una visione consapevole della nostra vita a contatto con il colore, mostrandoci tutte quelle sfaccettature che dimentichiamo o che semplicemente non conosciamo ancora.
Il colore è qualcosa di scontato per noi: grammaticalmente è un aggettivo, una qualità a volte secondaria in un prodotto (o almeno così crediamo). Forse potremmo dire che, in una società industrializzata come la nostra, il colore è una scelta arbitraria applicabile a un ambito o a un oggetto.

Aggettivo o sostantivo?

Partendo proprio dal discorso grammaticale prima citato, l'indice di questo libro ci pone subito la prima piccola sfida: metabolizzare il colore come soggetto. Ogni capitolo porta il nome di un colore accompagnato da un aggettivo che difficilmente abbineremmo ad un campo comunemente considerato artistico. È proprio questo a rendere interessante la scelta dei nomi dei capitoli, ovvero il fatto che il colore non solo sia soggetto, ma sia un soggetto trasversale, che va a toccare i più disparati campi, dall’economia al diritto.


L’evento “Rieducare lo sguardo ai colori” di Riccardo Falcinelli per il Festivaletteratura 2018, Teatro Bibiena di Mantova

Un esempio che tocca la nostra vita quotidiana si può trovare subito nel primo capitolo, che porta il titolo di “Giallo industriale”. Il primo pensiero potrebbe correre a dei barattoli di vernice utilizzati per tingere la carrozzeria di un’auto o alle tinture per i filati, ma quello che Riccardo Falcinelli ci propone è qualcosa di molto più tangibile. Immaginiamoci una matita gialla di fronte a noi, magari con la parte terminale leggermente mordicchiata, una matita classica insomma. Ma cosa costituisce questo archetipo? Perché proprio la matita gialla è considerabile classica, se nella vita di tutti i giorni utilizziamo matite dei colori più disparati?
Sì, è vero che le matite vengono prodotte (e di conseguenza utilizzate) in tantissimi colori diversi, ma se proviamo ad aprire una qualsiasi applicazione, come ad esempio Facebook, noteremo subito che l’emoticon della matita è, appunto, gialla. Quello che ci viene posto davanti agli occhi è la costruzione di un archetipo, che nei giorni nostri passa attraverso l’industrializzazione, e la sua diffusione nell’immaginario comune.

La storia del colore e i colori della storia

E se da una parte conoscere il colore ci rende più attenti verso ciò che ci circonda - vi assicuro che non guarderete mai più una matita con gli stessi occhi - , dall’altra si viene messi davanti al fatto che i colori hanno un significato e un senso se posti in una determinata cultura ed in un determinato momento storico. Oggi è normale dare ad un bambino un pennarello blu e uno giallo, fargli mischiare i colori e dirgli che quel che ne risulta è un verde. Eppure questa non è la verità, è un fatto calato in un contesto: quei due pennarelli, quelle due tempere, sono state create, sintetizzate appositamente per essere mescolabili, per creare quel risultato, ma se, per esempio mescolassi chimicamente il cloruro ferrico (di un intenso giallo bruno) e il ferrocianuro di potassio (che è giallo chiaro) non otterrei un giallo di media intensità, ma un blu di Prussia. Sembrerebbe quasi un prodigio, eppure il fatto sconcertante è proprio che nella modernità si sia riusciti a standardizzare le tinte e le loro mescolanze, cosa che non accadeva per esempio nel 1386, anno in cui Hans Tollner, un tintore di Norimberga, viene condannato ad una pesantissima multa, esiliato e radiato dall’ordine dei tintori per un crimine gravissimo: tingere i panni di verde immergendoli prima nella tinta blu e poi in quella gialla. Questo è solo l’inizio del capitolo “Verde illegale”.

Ci sono poi tantissimi altri Blu, Verdi o Gialli che vengono presi in considerazione, eviscerati e analizzati sempre in base al contesto storico, sociale e culturale che li ha caratterizzati, rendendoli archetipi o sconvolgendo le credenze di un popolo. Per noi il Blu Oltremare è una delle tante matite della Giotto magari, ma per un pittore del 1400 era senza dubbio un pigmento significativo. Perché poi tendiamo a considerare i colori caldi più casalinghi e quelli freddi più legati alla natura nell’ambito fotografico? Come è poi che questa distinzione tra caldo e freddo si è diffusa nell’immaginario cinematografico?

Tuttavia, sarebbe un errore considerare questo libro solo una raccolta di storie, infatti le spiegazioni tecniche, storiche e scientifiche sono ben amalgamate e presenti in grandi quantità, presentandoci davanti ricerche e secoli di studi che ben ripercorrono la storia del colore e della nostra visione nei suoi confronti. Da citare sicuramente è la bibliografia di questo libro, sostanziosa e adatta per chi desidera approfondire e ripercorrere i temi presentati.
Ultima menzione va alla copertina, che ripercorre il classico stile della linea saggistica della Einaudi, con quel tocco personale degno di un designer del calibro di Riccardo Falcinelli, che ben si adatta alla collana “Stile Libero” dell’editore, collana che propone da sempre testi che sperimentano la letteratura in modo inusuale.

Questo articolo è stato scritto da...

Alessia Zannoni

Fondatrice

Cresciuta a pane e Pokémon e giocatrice di Magic della domenica, colleziono dadi e ripongo in loro la mia più estrema fiducia quando si tratta di prendere decisioni importanti.
Il modo più sicuro per approcciarmi è offrire del cibo, ma mi potete tirare fuori dal guscio suggerendo buone letture e film con cui passare una serata sotto le coperte e con una tisana tra le zampe.

Mezzelfa disadattata per natura, mezzorca per attitudine, Tartaruga per scelta.