Facciamo pur finta di poterci prendere un momento di pausa. Stacchiamo dallo studio, dal lavoro, dagli impegni, siamo capaci di ritagliarci anche solo trenta minuti in cui non ci siamo per nessuno. Riusciamo persino a staccare il cellulare. A lasciarlo lontano, al guinzaglio almeno questa volta. Nel silenzio delle giornate che stanno oramai tornando ad accorciarsi, ammettiamo anche di riuscire a tenere tutte le preoccupazioni fuori l’uscio a sopportare quel caldo appiccicoso su pelle e vestiti.

Immaginiamo di lasciar correre i pensieri e di rintanarci al sicuro nei ricordi. Cosa ne è stato di ieri?

C’era una volta…

Pare quasi superfluo da dire, ma la cosa che tutti ricordiamo più distintamente di un evento è sempre il suo punto di partenza. O almeno, quello che è stato per chi si trova a rammentarlo. Dei progetti e delle risate che hanno preceduto la nascita della Redazione ne ho ricordo grazie ai racconti di chi ne ha preso parte. Per me, l’inizio vero è stato dovermi confrontare con un format di pubblicazione che ai tempi usciva a cadenza settimanale. Aveva il compito di costruire l’identità editoriale di noi articolisti ed era quindi diverso dalle normali uscite: conteneva temi più intimi, personali, permetteva all’autore di risaltare a scapito dell’argomento, veniva quasi sussurrato alle orecchie degli interessati. Ai lettori di vecchia data sono di certo bastati questi dettagli per capire a cosa faccio riferimento. Posso già vederli accennare un sorriso compiaciuto.

Dimmi che tana hai e ti dirò chi sei

La tana è uno spazio verso cui tutti gli animali (e allo stesso modo le Bestie da tastiera) fanno ritorno dopo una lunga giornata impegnativa. Il visitatore occasionale al suo interno può incontrare i preziosi cimeli di una vita, arredi di un ambiente che hanno fatto loro sempre di più nel corso del tempo, dallo zerbino personalizzato alla musica che risuona nell’aria. Quando vogliono ripararsi dall’esterno, diventa la loro oasi di pace. In altre parole, è il luogo che possono chiamare casa. Queste tane, una volta, si affacciavano tutte su un lunghissimo corridoio, nella sezione di un sito che oggi non esiste più. I singoli ingressi erano abbelliti e decorati, a rappresentare che il nostro personalissimo antro si trovava appena oltre la porta socchiusa. Qualche tana si distingueva dalle altre per la musica ad alto volume che attraversava gli infissi, non propriamente insonorizzati. In altre invece pareva non volasse una mosca, ma emanavano l’inconfondibile profumo di libro nuovo e tisane speziate. Gli animali più industriosi si erano adoperati con una dedizione tale che li si potesse riconoscere subito anche in una piccola e rapida occhiata alla loro tana. Quelli un po’ più pigri – e mi riferisco soprattutto al sottoscritto – avevano lavorato con la premura di mantenere vivo uno stile di decadente minimalismo, che andavano vantando come personale marchio di fabbrica. Insomma, ce n’era di tutto un po’ e per tutti i gusti. Per i lettori che andavano cercando qualcosa per stuzzicare la loro sete di esotico, con buone probabilità lo avrebbero trovato.

La tana della Salamandra

Per me che scrivevo cercando di emergere solo quando mancava un destinatario, iniziare fu come saltare nel vuoto. Ora avevo un pubblico. Mi rendeva nervoso l’idea di trovarmi servito su un piatto da portata alla mercé di sconosciuti, ignoravo come avrebbero potuto considerarmi oggetto del loro interesse. Mi sono posto il problema un discreto numero di volte e altrettante ho cercato risposta.
Io che ho sempre scritto per me stesso, a conti fatti non sono riuscito a presentarmi come avrei voluto. Alla fine, ho scelto di dare la priorità ad articoli dietro i quali potevo nascondermi, pur con una certa difficoltà. Avevo in mente di non dare nell’occhio, di rendermi difficile da individuare, al punto da non far capire se ci fossi io o meno dietro la scrittura di un qualche pezzo.

Meta narrazione

Vi domanderete da cosa derivi la scelta di scrivere una pagina come questa, tanto personale quanto nota stridente rispetto alle pubblicazioni di questo mese. La nostalgia rievoca le immagini di un momento che non esiste più e tocca quasi senza volerlo la profonda sensibilità in ognuno di noi. Ci sentiamo coinvolti, dato che libera ciò che ci sforziamo maggiormente di tenere nascosto. Ne emergiamo protagonisti, pur forse controvoglia, ma finiamo sempre per imparare qualcosa di noi di cui prima non sospettavamo. In un certo senso, fu questa la sorte che mi toccò all’esordio: l’autore sotto i riflettori con un articolo in mezzo alle maschere. Così, con giocosa ironia, recupero un formato a cui devo tanto ma che ora non esiste più… per parlare di un formato che ormai non esiste più.

Nonostante io mi auguri che questa non sia l’ultima tana che leggerete, è probabile che sia giunto il momento per loro di fare largo ai giovani, per così dire. A tutto questo, malgrado non ne abbia visto l’inizio, desideravo mettere la parola fine. Almeno da parte mia.

Questo articolo è stato scritto da...

Carlo Lucca

Autore

Non mi rimane più molto tempo. Se devo lasciare un messaggio che sia di monito a quanti verranno dopo di me, occorre ch’io sia svelto. Pensateci due volte prima di avvicinarvi alla terribile Salamandra, d’istinto prona a un senso dell’umorismo ermetico e bizzarro. Fuggite! Fatica a rendersi conto quanto le sue battute di squallido gusto non facciano effettivamente ridere a nessuno. Ma se solo dovesse riuscire a mettere le vostre zampette su di voi, possano gli Dei scamparvene…

SCAPPATE! Sento come se qualcosa si stesse avvicinand- *DAB*