Il videogioco in quanto medium ha conosciuto negli anni una continua evoluzione. La sua capacità di allargare il ventaglio delle offerte a un pubblico sempre più vasto ha dato l’opportunità a moltissime persone di avvicinarsi a questo splendido mondo, divenuto ormai ricchissimo di prodotti di ogni genere e per tutti i gusti.

L’eterogeneità dei contenuti si è ulteriormente approfondita negli ultimi tempi tramite la riproposizione in chiave moderna di vecchie glorie del passato, titoli che affondano le proprie radici in un’epoca ben più remota di quella attuale, vecchia anche di oltre vent’anni. Crash Bandicoot, Final Fantasy, God of War, Medievil, Ratchet & Clank, Resident Evil, Shadow of the Colossus, Spyro, Tomb Raider, per restare in ambito Sony, sono solo alcuni esempi di videogiochi “vecchia scuola” che hanno conosciuto una rimasterizzazione in alta definizione (remastered) o addirittura un rifacimento completo (remake), a volte anche con delle modifiche e/o aggiunte a storia, personaggi, ambientazioni (reboot).

Tantissimi videogiocatori di vecchia data sono stati ben contenti di rivivere le avventure di Cloud, Kratos, Sir Daniel, Lara Croft, e tantissimi altri, veri e propri eroi che hanno caratterizzato l’infanzia di chi è vissuto tra gli anni ’90 e i primi anni 2000. Ciononostante, non sono mancate alcune critiche: alcuni sostengono che, dietro a tutto questo, vi sia una generale mancanza di idee e forse anche di effettiva volontà per realizzare qualcosa di veramente innovativo. Tradotto: si rispolverano i fasti di un tempo perché non solo non si sa bene cosa inventarsi di nuovo, ma anche (e soprattutto) perché si tratta di un investimento molto più sicuro e ugualmente redditizio. Lo sforzo creativo è pressoché irrisorio, trattandosi di ricreare qualcosa di già fatto e finito, e allo stesso tempo il videogiocatore sa già cosa si troverà di fronte e quindi è maggiormente spinto ad acquistare. Questo scenario rispecchia sicuramente una parte della realtà, ma non tiene conto di alcuni fattori.

Questione “opportunità economica”.

Al giorno d’oggi, dare vita a un videogioco è un’operazione molto complessa e costosa. L’universo del gaming è paragonabile a una vera e propria industria, in cui lavorano tantissime persone. Le aziende, per poter continuare a fare quello che fanno, devono inevitabilmente guardare al bilancio e ai ricavi. Va evidenziato, però, che remastered, remake e reboot non sono certo la principale fonte di guadagno: si pensi a Shadow of The Colossus (2018, PS4), un gioco di nicchia nato non per le vendite ma per l’esperienza unica che riesce a offrire. Lavori di questo tipo costituiscono una importante fetta del mercato, ma non la più grossa né quella più remunerativa. A conferma di ciò, basterebbe farsi un giro su Twitch o YouTube nella sezione “tendenze”, per capire quali sono i videogiochi dov’è concentrato il maggior numero di persone e che quindi, potenzialmente, possono essere fonte di ben maggiori introiti.

Questione “nostalgia”.

L’effetto nostalgia, a ben vedere, è un processo che agisce solo parzialmente. Quello che conta, alla fine, è l’effettiva bontà dell’opera che si ha di fronte: nessuno si sarebbe sognato di elogiare, ad esempio, il recentissimo Final Fantasy VII Remake (2020, PS4), se fosse stato un gioco pessimo. I bellissimi ricordi fanciulleschi che si annidano nei polverosi recessi della nostra mente giocano un ruolo essenziale, ma non sono il solo e unico elemento da tenere in considerazione. Se molti grandi classici stanno facendo ritorno, significa che tra il pubblico vi è un interesse diffuso, che i produttori colgono come occasione per riproporre autentiche perle videoludiche. I veterani hanno la possibilità di riassaporare esperienze già vissute, e le nuove leve di viverne di nuove ed emozionanti. E questa è una cosa bellissima: la (ri)scoperta del passato non è mai fine a sé stessa, bensì è funzionale a ridare lustro a validissimi prodotti che hanno segnato un’epoca e che di fatto hanno reso grande l’intero settore come si presenta oggi.

Questione “mancanza di idee”.

Questo non sembra essere un argomento del tutto fondato: se si guarda ai videogiochi secondo una prospettiva omnicomprensiva, a 360 gradi, si può chiaramente notare che l’offerta è estremamente varia, e tutto si può dire tranne che manchino estro e originalità. Non solo: se è vero che le rimasterizzazioni sono fondamentalmente tese a presentare un vecchio titolo in una veste rinnovata in alta definizione, remake e reboot hanno alla base un passaggio ulteriore, in quanto vanno a ripensare il gameplay, nel primo caso, e anche la trama, nel secondo. Esempi cardine in questo senso sono l’acclamato God of War (2018, PS4), la trilogia di Tomb Raider (2013-2018), Ratchet & Clank (2016) e il nuovo Crash Bandicoot 4. I protagonisti sono sempre gli stessi, ma le avventure e la giocabilità mutano e si evolvono secondo gli standard odierni.

Questione “hardware e obsolescenza”.

C’è anche un’altra questione, più tecnica, di cui tenere conto. Per loro natura, i videogiochi, soprattutto su console, sono soggetti all’inevitabile obsolescenza in cui vanno ad incorrere le macchine programmate e costruite per leggerli. Con l’avanzare della tecnologia, molti titoli sono diventati inservibili, in quanto l’hardware più recente non possiede più le specifiche necessarie per leggere il loro codice e interpretare correttamente le istruzioni in esso contenute (si pensi a Grim Fandango, un gioco del 1998 rimasto sepolto per oltre un decennio prima di rivedere la luce nel 2015). Le soluzioni per ovviare a questo annoso problema sono diverse: dal retrogaming agli emulatori, fino a intere raccolte ospitate su siti come old-games.com o archive.org. Tuttavia, anche remastered, remake e reboot possono fare la loro parte, non solo come operazioni nostalgiche, quindi, ma anche e soprattutto in quanto custodi della memoria storica di un potentissimo mezzo ludico e comunicativo, che tanto ci ha fatto sognare da ragazzini e tanto ancora ha da farci emozionare. Una memoria che va perciò tutelata, conservata e valorizzata, per evitare che vada irrimediabilmente persa.

Questo articolo è stato scritto da...

Daniel Boaretto

Collaboratore

Un bradiposo abitante della nostra bradiposa giungla. Ovviamente, è una bestia da tastiera come tutti noi!