Il gesto del bambino che ci guarda dalla copertina dell’edizione italiana dell’Elogio del silenzio – come sfuggire al rumore del mondo di John Biguenet è inequivocabile: con il ditino indice poggiato dritto e perpendicolare sulle labbra appena dischiuse ci sta inviando un messaggio muto che, proprio nell’assenza di parole, suoni e rumori ci riporta all’idea di fare piano, abbassare la voce, meglio ancora tacere. Non resta che obbedire, prendere tra le mani il volumetto e cominciare a sfogliarlo, possibilmente in condizioni atmosferiche e acustiche tali da farci percepire esclusivamente il fruscio della carta. Impossibile, direte voi. Eppure, proprio di questo si tratta e si va a parlare: del silenzio inteso come fuga dal chiasso circostante, della sua importanza, del suo valore e della necessità di salvaguardare la sua delicatissima dimensione.

Cos’è il silenzio?

Domanda semplice, ma solo nell’apparenza: il silenzio è concentrazione, calma, riflessione, pace, equilibrio interiore e, al contempo, è mistero, ansia, paura, angoscia. Esso è e non è, contemporaneamente, la sua essenza come presenza e come assenza, come bene e come male, come gioia e come dolore. Il silenzio come sospensione della parola implica, per contralto, che la parola vi conviva, coesista.
Suddiviso in cinque parti – con la prima, “Cos’è il silenzio?” e l’ultima, “Il futuro del silenzio”, a fare da epilogo – il lavoro di Biguenet non si pone l’obiettivo dell’esaustività: nessuna trattazione scientifica seguita da una storia culturale, sociale e simbolica del fenomeno a completare il quadro. Al contrario, i contenuti del volumetto esplicitano e confermano senza ambiguità quanto annunciato nel titolo e nel sottotitolo: al silenzio, anche quando esso assume sfumature affatto rassicuranti o non del tutto positive, l’autore riserva quasi esclusivamente lodi, mentre la sua ricerca – o perlomeno la moderazione del livello di chiasso costante e continuo nel quale viviamo – è posta come necessaria e salvifica per l’umanità (e non solo); pena la riduzione di noi tutti alla stregua di “balene sole”, che non riescono più a comunicare con i propri simili per colpa del disturbo sonoro prevaricante tra i flutti nei quali sono costrette a menare l’esistenza.

Paradossi, estetiche e dimensioni silenziose

Il silenzio, inteso come entità complessa e sfaccettata, sembra nutrirsi di contraddizioni al limite del paradosso: nella sua accezione più esclusiva e lussuosa, per esempio, è venduto a caro prezzo dagli stessi artefici dei rumori più molesti o assordanti, una circostanza che appare evidentissima se si pensa al mercato immobiliare o al sistema dei trasporti. Affascinanti e allo stesso tempo inquietanti sono le pagine che Biguenet dedica al rapporto tra le arti e il silenzio: dal problema della sua resa e rappresentazione – nella musica, nel teatro, nelle arti visive – al dilemma su ciò che l’arte stessa sceglie di volta in volta di omettere, di non dire o di non dire più. E come non pensare, poi, al silenzio implicito nel medium fotografico o a quello, estremamente perturbante, delle bambole? Biguenet si muove con maestria tra vari settori disciplinari, spaziando dalla filosofia all’economia, dalle serie televisive ai classici della letteratura, il tutto senza risparmiare il racconto di episodi di vita privata (il silenzio angosciante durante un problematico viaggio in aereo, l’impossibilità di «mettere a tacere il proprio io» dopo l’esperienza dell’uragano Katrina…), nella ferma convinzione della centralità del tema: sia che si taccia per scelta o per condizione sia che il silenzio venga vissuto come forma di libertà o di schiavitù, di potenza massima o di debolezza estrema. A dispetto delle 176 pagine, Elogio del silenzio si legge comodamente anche in un solo pomeriggio: il formato è piccolo, l’impaginazione è ariosa, e la prosa è talmente piacevole e scorrevole che quasi senza accorgersene ci si può ritrovare alla fine del volume (tanto più che la trattazione vera e propria termina a pagina 147; seguono poi note, bibliografia e indice analitico). Tuttavia, l’articolazione per brevi capitoletti e l’argomento stesso del saggio ne fanno il perfetto libro da tenere sul comodino e da sfogliare con cura proprio nel momento in cui cerchiamo di resettare il caos della giornata; lo stesso frangente in cui tutti – parlatori nel sonno esclusi – ci prepariamo a nostra volta, giocoforza, a tacere.

Suono, rumore, silenzio

John Biguenet si sofferma sulla medaglia e i suoi rovesci, osserva la luna e il lato oscuro della casta diva inargentata: il silenzio come sospensione volontaria della parola e il silenzio come solitudine (nei casi estremi il silenzio come abbandono, coercizione). Il silenzio rappresentato dalla parola impone, coarta, e il silenzio rappresentato dall’annullamento della parola, il silenzio “solido” della nostalgia e della melanconia.
E ancora, la parola come rafforzamento del silenzio («mettere a tacere»), il silenzio come rafforzamento di patti, di legami (il silenzio e il mistero, il silenzio e il segreto…): non vi è silenzio senza parola e non vi è parola senza silenzio. La loro esistenza è duplice e mutua, coesiste nella scansione ritmica di pausa e suono, parola e silenzio: la presenza di una segna la preesistenza dell’altra e viceversa. Il suono può esistere solo a partire dall’esistenza del silenzio, il silenzio solo dalla preesistenza della parola: un ciclo infinito.

Alla ricerca del silenzio perduto

Cos’è allora il silenzio? La domanda ora, dopo queste brevi righe, potrà forse già apparire a tutti per niente banale, niente affatto semplice.
Il testo di John Biguenet può offrire chiavi di riflessione, spunti d’indagine sulla questione: un libro che è soprattutto una ricerca attenta sul significato insito nel concetto di silenzio, in ogni sua definizione, anche in quella di disuguaglianza sociale. Secondo l’autore, infatti, gli opulenti e ovattati saloni schermano i ricchi dal baccano della povertà, ma per i poveri il chiasso della vita moderna – come le altre forme d’inquinamento – è inevitabile. E così, mentre il rumore continuerà la sua inesorabile avanzata nei più tranquilli vortici della natura incontaminata, i ricchi riusciranno comunque a trovare un rifugio silenzioso e impossibile da localizzare.

La ricerca del silenzio potrebbe essere, infine, un tentativo di fuggire da noi stessi. Questo saggio ha il merito di spronare a compiere riflessioni profonde cui, forse, non si è mai rivolta la dovuta attenzione: ad esempio, quella secondo cui la differenza fondamentale fra il silenzio che ricerchiamo e quello che, invece, ci spaventa è forse semplicemente la differenza fra volontà e costrizione?
Un lavoro attento che considera diversi elementi, che vanno dalla rappresentazione concreta del silenzio, sino alla sua “espressione” nelle diverse forme di arte, come la fotografia e il teatro. Meritevole l’ultimo capitolo in cui l’autore decide di analizzare il futuro del silenzio, passando attraverso un articolo che descrive il mondo che ci attende. Quale sarà quindi il futuro del silenzio? Il timore espresso da questo scrittore è che assomiglierà al suono di sempre più balene sole.

Questo articolo è stato scritto da...

Giacomo Giuri

Collaboratore

Un bradiposo abitante della nostra bradiposa giungla. Ovviamente, è una bestia da tastiera come tutti noi!