In redazione siamo partiti come sei studenti in cerca di autore e adesso la famiglia si è allargata. Molti di noi vivono lo studio attivamente – come studenti, insegnanti e corsisti - e tutti abbiamo dovuto fare il conto con la situazione attuale. Ci siamo confrontati e ognuno di noi ha portato la propria esperienza e il proprio punto di vista.
Quando ho chiesto loro di mettere per iscritto le loro sensazioni, le loro impressioni su questo periodo di studio e insegnamento da casa, hanno risposto mandandomi non solo quello che avevo richiesto, ma in qualche modo loro stessi in quegli scritti. Il mio compito è stato quello di raccogliere questi squarci di vita e rielaborarli in un testo che li comprendesse tutti, sperando di rendere giustizia ai meravigliosi elaborati che mi hanno mandato. Prima di cominciare quindi, un ringraziamento è d’obbligo: grazie Marco, Alessia, Daniel, Silvia e Teresa per esservi messi in gioco ed esservi affidati a me per i vostri pensieri.

Studiare da casa? E che ci vuole!

Chi in questi mesi si è ritrovato a casa come studente universitario lo saprà bene: ci si sente additati da ogni parte come i nullafacenti, perché “se tanto si è a casa, si può studiare. Mica c’è altro da fare!”
Ma studiare in casa è veramente semplice? Una risposta giusta, probabilmente, non esiste.

Ognuno di noi ha avuto esperienze diametralmente opposte, con pochissimi punti di contatto con gli altri. Dovendo trovare un modo per parlare in termini confrontabili delle varie situazioni, suddividerei i fattori che incidono sullo studio da casa in tre categorie: tecnologia, ecosistema e ateneo. Ma andiamo per gradi.

Tecnologia. La prima grande incognita di questo periodo di didattica a distanza. Sicuramente si tratta di un grande vantaggio, di un aiuto notevole per arginare i danni della mancata didattica in presenza, ma – e questo è un grande ma – a patto che si abbiano i mezzi per poterla effettivamente vivere al meglio. Molti studenti non hanno i mezzi adeguati e non tutti sembrano capire il disagio che questo può comportare. Per chi ha a disposizione un computer degno di questo nome e una connessione stabile potranno sembrare banalità, ma immaginate solo cosa può voler dire vivere in una zona di campagna magari, con una connessione non proprio stabile, o dover dare esami online con un pc che sta per abbandonarci, rischiando di perdere la sessione per un banale riavvio, o ancora avere un pc che non regge i programmi per sostenere gli esami o le tastiere di una determinata lingua, per chi di noi studia bestie mitologiche come le lingue orientali.

Ecosistema . Casa dolce casa, ma non per tutti. Chi di noi è stato più fortunato, ha avuto una stanza silenziosa in cui studiare e la capacità di riuscire a dedicarsi allo studio con serenità, magari con la famiglia o gli amici e coinquilini accanto. Altri si sono trovati letteralmente bloccati con la famiglia, con vicini urlanti o addirittura fuori casa con la metà dei libri necessari e un esame alle porte.
Inoltre, suddividere gli spazi non è facile. Quando ti trovi a dover riorganizzare la routine all’interno degli spazi domestici, c’è da mettere in conto sia il vantaggio di avere tutti i comfort a portata di mano, sia lo svantaggio di non avere più spazi e orari naturalmente adibiti a certe attività. Quando lo spazio di svago e lo spazio di studio si confondono, diventa difficile sia concentrarsi che rilassarsi: manca uno spazio che simuli la biblioteca o l’aula da una parte, dall’altra è difficile godersi un film o un videogioco quando la tua scrivania/biblioteca-aula portatile ti scrutano.
E quindi che si fa? Si cerca di riappropriarci della nostra scrivania, del nostro angolino in cui possiamo dedicarci ai libri, del nostro diritto allo studio.

Ateneo. Tra studenti universitari si sa, si spettegola sui vari atenei e l’erba del vicino sembra sempre più verde. C’è sempre quel corso di studi a cui il rettore sembra tenere di più, quegli insegnamenti in cui i docenti ti fanno appassionare alla materia – anche se vi divide uno schermo – e quell’ateneo in cui tutto sembra organizzato meglio che nel tuo. Mai come in questo periodo le discrepanze si sono accentuate. Chi di noi frequenta lo stesso corso di studi ha potuto saggiare differenze abissali nella gestione dei vari insegnamenti, chi di noi frequenta lo stesso ateneo ha riscontrato enormi differenze nella gestione dei corsi e infine, confrontandoci tra studenti di diversi atenei, non abbiamo potuto che concordare che l’organizzazione a monte degli organi di governo delle varie università si riflette poi nei singoli insegnamenti erogati, nonché nelle vite degli studenti stessi.
Alcuni atenei si sono messi subito in moto per garantire una didattica a distanza efficace e aiutare economicamente le famiglie con tagli o dilazionamenti delle rate universitarie. Altri hanno fatto sentire gli studenti come un semplice numero. Certo è che mai come in questo periodo è stato evidente a cosa hanno portato i tagli all’istruzione degli ultimi anni.

Non solo studio

Essere studenti non vuol dire solo studiare, ma anche fare ricerca o tirocini – molto spesso obbligatori per poter conseguire il diploma o la laurea. Ad alcuni di noi sono state richieste tesine di ricerca, per i quali servivano materiali non disponibili al momento, altri si sono visti posticipare l’inizio del tirocinio a data da destinarsi, altri ancora se lo sono visto interrotto, con conseguente slittamento della conclusione dello stesso e del conseguimento del diploma.
Quello che è certo, è che queste interruzioni ci hanno dato un segno forte di quanto tutto quanto fosse rallentato, abbiamo potuto toccare con mano questo arresto forzato. Così come gli enti per i quali avremmo dovuto iniziare a lavorare, ci siamo ritrovati in un limbo, senza sapere bene dove eravamo e quanto ci saremmo restati. A volte ci siamo rassegnati, altre ci è salito lo sconforto, perché avremmo voluto metterci in gioco con lo smart working .

Adesso, col senno di poi, ci rendiamo conto che fermarci e dare modo agli enti e alla catena di produzione di ripartire sia stata la scelta migliore. Vogliamo imparare e vogliamo farlo nel migliore dei modi, con qualcuno accanto che sappia indicarci come svolgere i nostri compiti.

L’altra faccia della medaglia

Alle volte ci si concentra così tanto sui disagi degli studenti da dimenticare che la scuola è formata per l’altra metà da insegnanti .
All’improvviso, si sono trovati a dover cambiare radicalmente le loro abitudini, passando dall’insegnare ad una classe allo spiegare ad uno schermo. Questo ha portato gli insegnanti a dover completamente rivoluzionare e ripensare i metodi di insegnamento: si sono perse le interazioni che erano alla base della didattica, quei gesti e quelle espressioni che permettevano l’interazione tra l’insegnante e gli alunni, nonché tra gli alunni stessi.

La didattica a distanza, per quanto sia uno strumento utile in questo periodo di emergenza, non è e non deve diventare un alibi. Bisogna capire che si tratta di una soluzione che potrà affiancare la didattica tradizionale, ma non sostituirla: la didattica a distanza non è inclusiva e non ha potuto che accentuare le differenze e rendere più fragile chi era debole già in presenza.

Dal punto di vista di un insegnante, la didattica a distanza non è scuola, è solo un fantasma he la ricorda molto vagamente.

Best of both worlds

Menzione d’oro per chi di noi ha vissuto in casa come studente, ma con genitori insegnanti. In questo caso, la diversità di organizzazione tra scuole è stata lampante: da una parte un istituto regionale con regole preposte al funzionamento della didattica che imponeva orari e modalità ai propri dipendenti, dall’altra l’università, che ha lasciato estrema libertà ai docenti, con risultati in alcuni casi disastrosi.

In ogni caso, quello che abbiamo potuto constatare all’unanimità è che il fattore umano è ciò che manca di più. Si possono prendere appunti sulla scrivania di casa, si possono spiegare concetti davanti ad uno schermo, ma quello che non si può sostituire è il confronto. Confronto tra colleghi o tra docenti e alunni, quella gestualità e quella interazione di cui parlava prima il nostro prof di redazione , quell’interazione che rende più viva la scuola e più vero l’insegnamento.

Questo articolo è stato scritto da...

Alessia Zannoni

Fondatrice

Cresciuta a pane e Pokémon e giocatrice di Magic della domenica, colleziono dadi e ripongo in loro la mia più estrema fiducia quando si tratta di prendere decisioni importanti.
Il modo più sicuro per approcciarmi è offrire del cibo, ma mi potete tirare fuori dal guscio suggerendo buone letture e film con cui passare una serata sotto le coperte e con una tisana tra le zampe.

Mezzelfa disadattata per natura, mezzorca per attitudine, Tartaruga per scelta.